Action30, l’avanguardia opaca
Giuseppe Palumbo: Action 30, l’avanguardia opaca
Intervista raccolta da Nomad nell’ambito di Napoli Comicon 2008.
(vai alla versione originale sul sito di NeuroComix)
Vediamo di ravvivare questa notte amena qui a Napoli… Giuseppe Palumbo ci parla di Action 30…
P: Allora la vuoi rovinare la serata… (risate)
Prima di cominciare una parentesi… Ma poi la “Tarantolataâ€, della quale ho comprato una tavola originale spendendo una fortuna, l’hai mai pubblicata?
P: Tutta la serie di 14 tavole è stata pubblicata su Blue, malissimo devo dire… mi piacerebbe ripubblicarla, e non è escluso che lo si faccia proprio con Action 30…
Uno dei prossimi numeri sarà dedicato alle donne-talpa…
Quasi sempre gli attori veri della rivoluzioni sono le donne, se una rivoluzione parte dal basso in genere è una donna che la agita…
E le Tarantolate sono un esempio di questa nevrosi della rivoluzione che le donne incarnano.
Per i video che utilizziamo durante le performance usiamo materiali di archivio raccolti nell’indagine di De Martino, materiali storici che documentano questa frenesia nevrotica appunto, come la definiva De Martino, ma che in maniera più sana possiamo definire il sintomo di una necessità di ribellione, di cambiamento sociale.
Chi sta al sud lo capisce più immediatamente, ma la condizione della donna fino a qualche decennio fa, per molti versi ancora oggi, è sostanzialmente quella di un essere vessato, dimenticato, è un essere-talpa appunto, sotterraneo, la sua vita è dimenticata, suicidata potremmo dire…
Il fenomeno del “tarantolismo†era una risposta spettacolare, nevrotica per certi versi, ma era un’istanza rivoluzionaria che prendeva le forme del sacro, dell’invasamento quasi, della possessione e quindi della ricerca di grazia da parte del Santo.
Uno dei prossimi numeri di Action 30 conterrà questo discorso in maniera più esauriente.
Per tornare al presente di Action 30…
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P: Il numero di Action 30 che è adesso in distribuzione nelle librerie, grazie a NDA, il nostro distributore, è il primo di questa serie di 4 numeri che abbiamo intitolato “la Croce della Normalità â€.
Il primo numero, ma è più giusto dire il primo capitolo di questa ricerca che si attuerà in 4 capitoli principali, è dedicato ai supernormali, la chiave di lettura della nostra ricerca è la supernormalità .
Pierangelo Di Vittorio che l’autore dei testi e in un certo senso l’agitatore del lavoro di questo collettivo, ha trovato in questa parola la chiave di lettura del meccanismo che sta mettendo all’opera una sorta di “fascismo dolceâ€, così come l’aveva già definito Pasolini, credo durante un’intervista con Enzo Biagi.
Spieghiamo un attimo, per chi non lo sa, cos’è Action 30…
P: Action 30 si basa sul presupposto che stiamo come rivivendo dei nuovi anni ‘30.
Stiamo assistendo alla nascita di nuove forme di razzismo e di fascismo contro le quali noi agiamo; le nostre azioni si concretizzano sostanzialmente in 3 formule.
La prima è la formula performativa:
si applica attraverso una rappresentazione quasi spettacolare, ma che combatte la spettacolarizzazione sempre più in atto nei mezzi di comunicazione attuali. I media sono proprio uno dei veicoli principali della diffusione di questa didattica del fascismo.
Quindi parliamo di filosofia, di politica, mandando video e sentendo musica, disegnando storie a fumetti dal vivo che interloquiscono col pubblico e con il filosofo che parla…
Una situazione anti-didattica: non stiamo lì a esprimere delle verità , ma stiamo sottoponendo dei dubbi; la nostra la definiamo una sorta di “avanguardia opacaâ€, non è un pensiero forte; cerchiamo di avviare il dibattito, le nostre performance sono il dibattito.
Proprio il dibattito è il primo risultato che vogliamo ottenere, avviare la discussione, perché solo così vengono fuori le maschere attraverso le quali i meccanismi di queste cesure razziste, questo fascismo dolce, si manifestano.
L’altra forma attraverso la quale ci manifestiamo è la pubblicazione, che sconvolge i canoni comuni. Nella definizione c’è già il tema: dopo i graphic novel, noi facciamo i graphic essai, dei saggi grafici.
Scriviamo di filosofia e di politica facendole dialogare con la fotografia, la grafica, l’arte, il fumetto, l’illustrazione.
Così cerchiamo di sconvolgere il format della comunicazione del sapere accademico. Un sapere veicolato attraverso libri dalle pagine ben fitte di testo, con un apparato di note che sancisce la sacralità di quei testi.
Noi sconvolgiamo tutto questo proponendo qualcosa che assomiglia addirittura a una rivista di moda, ma nel sottotitolo di Action 30 c’è scritto “Ce-ci n’est pas une revueâ€, “Questa non è una rivistaâ€, è altro.
L’altra formula è il web.
Il nostro Blog, www.action30.it/blog, è la nostra redazione virtuale che permette ai vari membri di questo collettivo, sparso in tutta laÂ
Il Blog di Action30
penisola e anche in Francia, di dialogare quotidianamente e di commentare fatti della politica, uscite editoriali, serial televisivi…
Perché attraverso tutte queste forme di comunicazione, noi percepiamo i sintomi di questo fascismo latente, di questo razzismo in crescita.
Queste sono le 3 articolazioni; le nostre azioni, in definitiva, sono una sovversione dei format comunicativi: i miei fumetti non sono i soliti che faccio perché, appunto, interloquiscono con la fotografia, con l’arte, con la filosofia, pur restando fumetti.
Non snaturandosi, ma anzi, trovando una radice forte, forse la radice più vera del linguaggio, che permette al fumetto di parlare un po’ di tutto; è un linguaggio “troglodita†sono uso dire… [Risate]
È da questo concetto che deriva il nome del tuo blog, “Trogloditaâ€?…
P: In un certo senso sì.
Il mio blog, “trogloditaâ€, parte anche da questo presupposto, che è vicino a quello di Action 30: mi propongo di fare delle storie dove azzero le mie esperienze di fumettaro fatte fin’ora e ricomincio a usare un linguaggio semplice; apparentemente semplice, perché, in realtà , è elaboratissimo…
Il termine troglodita comprende anche altre accezioni, ad esempio cito il Mito della Caverna di Platone: è come se vivessimo in un mondo in ombra. Noi vediamo il mondo attraverso delle ombre sul fondo di una caverna, questo è il mito platonico, per cui abbiamo un’idea del mondo, ma in realtà queste ombre potrebbero essere qualsiasi altra cosa.
Però “Troglodita†è un discorso a parte, molto complesso…
Ne riparleremo quindi… Torniamo ad Action 30…
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P: Stiamo producendo questa serie di 4 albi, 4 capitoli di un’indagine.
Stiamo anche proponendo ad altri editori una sorta di “pillole†della “blog philosophy†che portiamo avanti, per cui in futuro potrebbero uscire piccole monografie curate da Action 30, volte a indagare singoli aspetti delle forme di comunicazione. I reality show per esempio.
Uno dei primi titoli che vorremmo dedicare a questo aspetto della ricerca, dovrebbe intitolarsi “Reality Zooâ€, ma ci riserviamo in futuro di fare anche delle cose sullo sport, sull’automobilismo, sui supereroi…
Già il numero 0 era un’indagine sullo sport, sul calcio, e abbiamo preso a paradigma Maradona.
Parliamo del concetto di supernormalità , mi sembra particolarmente interessante…
P: Quello che ci viene richiesto, e su cui ci stanno indottrinando in un certo senso, l’abbiamo visto durante le performance, analizzando criticamente un film come “Gli Incredibili†della Pixar.
Film stupendo, tecnicamente impeccabile, che sottiene a una didattica della supernormalità terrificante: i supereroi raccontati dagli Incredibili sono dei supernormali.
Paradigmatica è una delle scene finali del film, quando il bambino va a fare la gara di corsa della scuola e il papà gli dice “Arriva secondo! Arriva secondo!â€, se a noi hanno insegnato, in un certo modo, a primeggiare, ora passa questa idea di secondeggiare, cioè di essere brillanti nella performance e normali nella realtà .
Per questo Maradona è il demonio, è un controsenso. La gente non riesce a spiegarsi come sia possibile che uno che è un Dio quando gioca a pallone, poi si devasti fisicamente così. Non è accettabile, è una merda, è da rigettare…
Viceversa uno come Kakà , per esempio, è perfetto perché fa la sua tripletta e poi non esce, non vede donne, prega Gesù…
Ma è sposato… [risate]
P: Si, vabbè… Da un ragazzo di 20 anni ti aspetti che viva la vita in una maniera anche più rilassata, invece lui è perfetto in questa sua canonicità …
Altre categorie della supernormalità possono essere, ad esempio, i SUV, Sport Utility Vagon. Sono né più né meno che delle utilitarie enormi, con delle prestazioni eccezionali, super appunto (già il termine sport è quasi equivalente a super), che però servono per andare a fare la spesa, a prendere il bambino… per cui totalmente inutili.
Soddisfano però quest’idea di grandezza utile, utile a una società che ha bisogno di brillare nella normalità delle sue espressioni.
Ci può essere anche un’altra chiave di lettura di questi atteggiamenti della gente, che poi vengono rappresentati e amplificati dai media, che è la paura, il bisogno di sicurezza?
P: Ah sì, assolutamente. Uno dei meccanismi, che poi abbiamo esaminato, è il post 11 Settembre che ha segnato la morte dei supereroi, in un certo senso, e ha inaugurato questo clima di paura da cui nascono i supernormali.
Una delle storie che ho disegnato in una performance, racconta la vita di una città che si chiama “Bubble city†in cui ogni abitante vive in una bolla.
Ricordi il film “Il Prigioniero� La nostra generazione è stata terrorizzata da quel film; l’idea che dal mare spuntasse fuori questa bolla che ci avvolgeva e poi ci restituiva la normalità , era quanto di più orrendo ci potesse capitare.
Viceversa, adesso vedo che c’è questa urgenza di avere una bolla che ci normalizzi, quindi ho immaginato delle storie a Bubble City, in cui un personaggio creato apposta per Action 30, si chiama Fra Casseur [risate], si ritrova in questo mondo di bolle e qualcuna la rompe… [risate]
Visto il nome… [risate]
P: Ma casualmente… Perché la vita non ti permette una bolla, alla fine. La vita non è fatta per le bolle…
La sicurezza non è mai una sicurezza vera, ma è una sicurezza paranoide. Questo è un altro meccanismo di normalizzazione, di quel fascismo dolce di cui parlavo…
Con il fascismo dolce la gente sta tutta a casa, tranquilla nella sua bolla, non c’è bisogno di scendere in piazza ad alzare un braccio, perché sono già tutti in ordine nelle loro case.
Questa è la differenza tra il fascismo archeologico e il fascismo attuale.
Questo mi porta a pensare un po’ alla tua carriera di narratore. Nelle tue storie hai spesso immaginato il futuro…
P: Si, sempre…
Questo percorso che stai facendo con Action30, ti ha portato a cambiare la tua visione del futuro o l’ha perfezionata in qualche modo?
P: Guarda, il futuro di cui ho sempre parlato è il futuro di domani, praticamente, non di dopodomani; quindi è un futuro molto prossimo.
Alla fine non faccio dei voli pindarici, cerco di interpretare la realtà , il presente.
È questo che mi piace fare usando il termine futuro, è più una metafora.
Questa Bubble city futuribile, in cui si muovono dei supereroi o dei Fra Casseur, in realtà è Bologna, è la Bologna di Cofferati [risate].
Devo fare un piccolo appunto, che non riguarda te, ma il blog, e visto che tu sei il rappresentante… Secondo me il blog è poco leggibile, lo spazio per il testo è ridotto, il font piccolo, invoglia poco alla lettura: anche un articolo breve assume una lunghezza enorme dato lo spazio ristretto a disposizione…
P: Sono d’accordo… Sfondi una porta aperta!
Soprattutto i collaboratori francesi non lo capiscono. Tieni presente che i collaboratori perlopiù sono filosofi: far capire a un filosofo la brevità è impossibile.
Per questo abbiamo addirittura creato una sezione del blog che si chiama “Pagineâ€, dove ho suggerito di mettere tutti gli sproloqui più lunghi.
Per dirti, uno ci ha copiato per intero il discorso di insediamento di Sarkozy, che è molto interessante per quello che dice sul ’68 soprattutto, però francamente se lo metti in un blog è illeggibile, non lo leggerà nessuno.
E poi visto che l’obiettivo è far sorgere dei dubbi e dare delle indicazioni, non ha senso argomentarle più di tanto… Anzi, la natura del blog è il botta e risposta, specie in una situazione in cui gli argomenti vale la pena di discuterli. Perché non innescarli… Nei miei post io chiudo sempre con una domanda perché spero, e in alcuni casi così è stato, che si inneschi un minimo di discussione.
Mi rendo conto che questa difficoltà di lettura è anche determinata dal fatto che chi si collega al blog è come se aprisse una porta ed entrasse di colpo in una riunione di redazione. Tutti sanno già di cosa si sta parlando, ma chi entra magari non capisce. In questo senso può essere utile, più che iniziare a leggersi i post, leggere appunto la sezione “Pagineâ€, dove c’è una miniguida e un’introduzione al blog; questo può essere un suggerimento per non perdersi nei primi post che si trovano. Il primo che c’è adesso in home page per dirti, è in francese, è lunghissimo, interessantissimo, francamente a noi redattori ha colpito, ma agli esterni può solo spiazzarli.
Tutte le critiche sono ovviamente ben accette…
Voi ponete una serie di domande, di interrogativi e di dubbi, possono bastare? Possono essere una leva efficace o ci vuole anche qualcos’altro?
P: Come ti ho detto, le performance sono anti-didattiche: non incontriamo il pubblico per dirgli “voi dovete fare così, così e così…â€, sarebbe un’altra forma di imposizione. Noi troviamo dei nodi, mettiamo in evidenza una serie di meccanismi, poi a quel punto chiediamo di agire, anzi di inter-agire… Quindi non stiamo lì a dare delle risposte, ma a creare la materia per discuterne.
Tu mi dici “Si, vabbé ma è facile fare cosìâ€, questo vuoi dire …
No, no, assolutamente… Anzi, secondo me è già un grande passo avanti che qualcuno lo faccia…
P: Guarda, ti dico quello che è successo alla performance di Bruxelles, nell’ambito del “Festival des Libertés†organizzato da Bruxelles Laique, che è una struttura del laicismo belga abbastanza diverso dal concetto di laicismo in Italia…
Durante la performance una persona si è alzata dicendo : “No, non ci sto a questa vostra visione, la trovo troppo inquietante, poco rassicurante e quindi non me la sento di condividerlaâ€.
Un’altra persona gli ha risposto, quindi non siamo stati noi, e lì ha funzionato il dispositivo della performance, dicendo: “No, io ho bisogno di qualcuno che mi inquieti. Ho bisogno di qualcuno che mi spinga a riflettere sulle cose, perché altrimenti io sono addormentato da persone che mi dicono cosa devo fareâ€.
In questa risposta sta il senso delle cose che facciamo, cerchiamo di risvegliare della gente che dica “No, questo non mi sta bene. Voglio agire contro questo stato di coseâ€.
Per questo noi non diamo delle risposte, anzi vorremmo trovarle insieme magari, di sicuro non ci proponiamo come dei risolutori, semplicemente delle persone che analizzano e criticano e trovano dei gangli.
Quindi adesso Action 30 si può trovare anche nelle librerie di varia?
P: Sì, si può trovare nelle fumetterie e nelle librerie di varia, magari bisognerà richiederlo, non si troverà sempre disponibile, purtroppo nelle librerie non puoi trovare sempre tutto. Però c’è un distributore da cui si può ordinare anche via mail, il distributore è NDA - Nuovi Distributori Associati.
Può essere reperito insomma…
P: Uomini e donne di buona volontà possono trovarlo…
E al più presto sarà pronto il secondo numero, che sarà dedicato agli uomini-talpa, la risposta ai supernormali. Sono le persone che dal basso si trovano a vivere una vita che sempre di più sta loro stretta, l’uomo talpa forse potrebbe essere Maradona, che però sta trovando i suoi meccanismi…
Va bene, poi torneremo a parlarne di questa cosa…
P: Si, speriamo di far presto il secondo numero così ne possiamo riparlare…
E poi parleremo anche di “Trogloditaâ€â€¦ Grazie e a prestissimo.