quotidiano

La banalità del quotidiano è l’orizzonte di conquista dei mercanti dell’immaginario. Un ritornello tranquillo, una canzone senza sfumature. Sanremo. La tranquillità del senso che riempie un vuoto. La “normalità ”. Il Cinema, la radio, l’Editoria e la TeleVisione. Immagini e Parole. E’ il ritmo dei giorni che passano, una scansione uniforme del tempo. Tutto va come deve andare. E’ una giornata perfetta. Sempre, nonostante tutto. Niente può rompere l’unità del quotidiano. Arriva fin dentro le ossa, si attorciglia allo stomaco. E’ un pieno che non lascia spazio ad altro. Non c’è dimensione per un moto creativo, per l’indignazione. L’urlo della critica è strozzato. E’ la ripetizione degli stessi gesti. E’ la ridondanza delle stesse espressioni del volto, delle stesse paure. Fino ad accorgersi di essere massa. Siamo individualità ammassate. Troppo individuali per accorgerci di essere massa e troppo massificati per renderci conto della nostra singolarità .
