Sulla femminizzazione del potere: un nodo da sciogliere
Commentando il precedente articolo - L’uniforme e l’anima? - Purusa scrive: “femminizzazione per sguardi maschi!”. Giustamente. Tuttavia, siccome mi sembra una questione cruciale se non vogliamo rimanere insabbiati in contrapposizioni che bloccano il dibattito, forse è il caso di aggiungere qualche parola.
Purusa ha assolutamente ragione perché nel processo che io chiamo di “femminizzazione” del potere, ciò che viene assunto, interiorizzato e poi nuovamente veicolato è sempre lo “stereotipo” della donna. Pensiamo per esempio a Berlusconi: la sua attenzione all’immagine estetica e il suo ostentato interesse per le fanciulle, del tutto estranei a uomini “tutti d’un pezzo” come Mussolini, può essere considerato come un’espressione abbastanza paradigmatica (per non dire grottesca) di questa femminizzazione del potere (cfr. Le donne ai tempi della peste 2). Proprio per questa ragione tuttavia nessuno dubiterà  che il femminile prediletto da Berlusconi sia tutto interno a usi e consumi del mondo maschile. Insomma, cambia la natura del potere mentre la visione della donna resta la stessa.
Nell’idea della femminizzazione del potere non bisogna dunque cercare una “verità ” sulle donne, bensì un’ipotesi sul funzionamento attuale del potere. Che il potere oggi funzioni meglio facendo propri certi stereotipi sulle donne - interiorizzandoli e poi usandoli all’esterno come armi di seduzione - può essere una scoperta che interessa sia gli uomini che le donne. In questi giorni si parla tanto di trans. Domanda: questo diluvio di parole non rivela e al tempo stesso nasconde il fatto che oggi è il potere stesso a essere diventato un trans-potere? Ciò che chiamiamo “femminizzazione del potere” non è forse il più eclatante fenomeno transgender del nostro tempo?
bischero says:
nulla da eccepire. Vedi anche http://www.action30.it/blog/?p=845
Dicembre 3rd, 2009 at 23:47