ACTION30 - INFILM
Ultima produzione della factory - Action30, a cura di Alain Giorgetti. Buona visione!
PS Chi può, chi sa potrebbe mettere l’Infilm sul nostro blog.
Ultima produzione della factory - Action30, a cura di Alain Giorgetti. Buona visione!
PS Chi può, chi sa potrebbe mettere l’Infilm sul nostro blog.
No Country for Old Men, l’ultimo film dei fratelli Cohen (leggi recensione).
Magnifica sottrazione dello sguardo d’insieme, catarsi di tutte le antropologie, sociologie ecc., totale assenza della dimensione collettiva anche come presupposto implicito. Solo una galleria di maiuscole-minuscole solitudini che si tagliano la strada. Infatti, il film è anche una galleria di polaroid sparse sul paesaggio americano.
Che diventa il teatro in cui si erge il terribile destino, l’ultrapotente necessità dinanzi alla quale sei sempre solo come un cane (ai cani l’oscar come migliori attori co-protagonisti), monetina che volteggia e ricade - testa o croce, o dentro o fuori -, falce nelle mani di una specie di Sade in blue jeans, il killer metafisico impersonato da un soprendente Javier Bardem.
Attenzione, la violenza è solo una strizzatina d’occhio al mercato voyeuristico del sangue. In realtà, non c’è violenza, se non quella del morire, perché la morte - nonostante tutti gli esorcismi della medicina - resta sempre imprevedibile e arbitraria.
Il film si apre e si chiude con due monologhi interiori che meritano di essere riascoltati. In mezzo una lunga meditazione sulla morte che diventa road movie dell’ordinaria macelleria di corpi in putrefazione.
Un guscio d’insensibilità mi avviluppa lentamente. Lo constato senza lamentarmene. E’ un esito naturale, un modo di cominciare a diventare inorganico. (S. Freud, lettera indirizzata a Lou Andréas-Salomé).
Sarà che è venuto il momento di voltare pagina…
Ormai il secondo capitolo del nostro Graphic Essays - “Politiche del lapsus (La croce della normalitò II) / Il ritorno degli uomini talpa” - è in dirittura d’arrivo. Raccolto il materiale, passeremo alla fase esecutiva per essere pronti in occasione delle iniziative di Piacenza-Bologna e di Napoli (più informazioni nei prossimi giorni).
Come un segno del destino, m’imbatto nella teologica polemica scatenata dalla pubblicazione del libro di Vito Mancuso, L’anima e il suo destino (Milano 2007). Nell’edizione di sabato 2 febbraio dell’Osservatore Romano è apparso un articolo di critica all’opera di Vito Mancuso ad opera di mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto e Presidente della Commissione episcopale per la Dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi. Ecco i passaggi finali:
Dalla legge, da qualunque legge di autoredenzione, la salvezza non viene. Senza il dono dall’alto, nessuna salvezza è veramente possibile. Sta qui la verità della fede, il suo scandalo: proprio così, la sua potenza di liberazione, la sua offerta della via unica e vera per “salvarsi l’anima”. Pensare diversamente, non è teologia cristiana: è “gnosi”, pretesa di salvarsi da sé. (leggi testo integrale).
A proposito, il titolo - ad effetto - dell’articolo di Monsignore è: “Gnosi di ritorno e linguaggio consolatorio”. Dunque, la gnosi è di ritorno. Assolutamente. Con tutto questo parlar (di) Male, si soffia sul fuoco gnostico e poi però si cerca di bruciarlo ancora una volta sul rogo stantio dell’eresia. Il problema non è il Male, i cattolici come gli gnostici lo riconoscono; il problema è l’esorcismo del Male, la salvezza dall’alto, la salvezza per principio o per grazia ricevuta, cui gli gnostici, ostinanatamente, si oppongo, preferendo una salvezza dal basso, basata cioè su una prova etica radicale, su un attraversamento della materia infernale fino all’esaurimento delle sue possibilità.
Allora, direi che nel nostro blog redazionale possiamo aprire la categoria Action30 - 3. Il titolo del terzo capitolo della nostra ricerca s’intitolerà Duel_Dual / La rivolta degli antiesorcisti. Guarda caso, i primi antiesorcisti sono proprio gli gnostici, creature disperate e ammirevoli come le definiva Borges.
Bentornati gnostici!
Vi invito a leggere l’articolo di Concita De Gregorio su Repubblica sulla situazione delle rappresentanze studentesche nelle scuole romane, sempre più in mano alla destra. Interesssante, in ottica actionista, la lettura delle nuove forme in cui questo predominio della destra studentesca si sta manifestando. Cito:
la coscienza politica si forgia con costanza: a tredici anni voti per la gita in Abruzzo, a sedici per i computer nuovi in aula d’informatica. Le foibe dopo, c’è tempo. (leggi testo integrale)
Elettra Stamboulis dirige la rivista ”Inguine” ed è co-organizzatrice di “Komikazen, festival del fumetto di realtà” che si svolge a Ravenna, dove tra l’altro co-gestisce la libreria Interno4. Trovando interessante il nostro blog, ci ha inviato questo contributo che volentieri pubblichiamo.
Fa piacere scoprire che l’Italia culturale non cambia e che il trasformismo è applicabile a qualsiasi ambito, anche quello espositivo. A Milano ne abbiamo un interessante esempio: la mostra “L’Arte delle Donne” a Palazzo Reale dichiara, già nella definizione dello staff curatoriale, qual è la sua impronta. Realizzata in modo furbetto nell’anno Europeo delle Pari Opportunità, è stata curata da uno staff di curatori tra cui spicca Vittorio Sgarbi, noto per la sua sensibilità alla differenza di genere. Beatrice Buscaroli è un’altra storica dell’arte o critica, docente dell’Università di Ravenna e Bologna ed eminenza della dirigenza del Comune felsineo, anch’essa segnalatasi per la sua attenzione al mondo dei Gender Studies…
Sono presenti, ovviamente per dare un tocco di internazionalità, due curatrici donne che si occupano proprio di donne nell’arte. Chissà cosa avranno pensato del triste panorama italiano, in cui ciascuno si improvvisa qualcosa e nulla è riconosciuto a chi da anni seriamente studia e approfondisce le tematiche. Parliamo di graffit? Parliamo di Tintoretto? Parliamo di politica? Parliamo di donne nell’arte? Tutto appartiene al chiacchiericcio mediatico.
Faccio giusto per citare un esempio, per passare il tempo e senza volontà polemica, non è venuto in mente a qualcuno di coinvolgere le ricercatrici dell’Università di Verona…Ma temo che i signori curatori di questa mostra non abbiano nemmeno conoscenza dell’esistenza di Diotima.
La mostra ha ovviamente ottenuto molto pubblico, perché è chiaro che è qualcosa di cui si sente la necessità: peccato che chi se accorge, non ha gli strumenti e i numeri per affrontare il tema, mentre chi dovrebbe avere la sensibilità politica e culturale, non ha né la curiosità né la percezione di quanto si muove e aleggia nel mondo dell’immaginario collettivo.
Una delle solite grandi firme dell’abbigliamento sportivo ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria nella quale appaiono dei giocatori di calcio dalle sembianze di satiri hi-teach: busto d’uomo e gambe… di Pistorius! (vedi immagine)
Ah, santa creatività dei creativi, santissima voglia di vendere, a tutti i costi.
Comunque, a questo punto il comitato olimpico dovrebbe coerentemente escludere dai prossimi giochi di Pechino la suddetta marca di abbigliamento sportivo. Via le scarpette e le magliette e le mutandine con il simbolo del puma.
da Tgcom
E’ indagato per omicidio colposo il guidatore del Suv che ha provocato, con una manovra azzardata, lo scontro fra un bus e un tram avvenuto a Milano. L’uomo, agente di commercio 38enne residente in Svizzera, sarebbe stato sottoposto al test del palloncino che ha dato esito negativo. Interrogato dal pm, ha spiegato di essere “distrutto, quel che è accaduto è allucinante”. L’incidente stradale tra l’autobus e il tram Atm si è verificato intorno alle 15 di giovedì davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. L’inversione fuori luogo di una Porsche Cayenne, con targa svizzera e proveniente da via Manara, sarebbe stata all’origine dello schianto. L’uomo alla guida della Porsche, che dopo l’incidente ha rischiato di essere linciato, è indagato per omicidio colposo e lesioni colpose plurime (leggi seguito)
Ci voleva una tragedia per accorgersi di quanto sia pericolsamente infetta la supernormalità à toute vitesse? Fino a ieri li adoravamo, ora li sputtaniamo, e il gallo non ha cantato nemmeno 1 volta!
Come il grande sportivo che cade, bisogna subito espellere la cattiva performance, quella che puzza di fallimento, violenza, morte.
Ma nello stronzo c’è l’anima.
Il Comitato olimpico inglese ha imposto agli atleti, che parteciperanno alle Olimpiadi di Pechino, di firmare un documento in cui dichiarano di non esprimere in alcun modo opinioni politiche pena l’esclusione dai Giochi. La motivazione stà nella assoluta neutralità che lo sport deve confermare; non sia mai che qualche atleta ripeta quanto successo a Città del Messico nel 1968 , quando due atleti “neri” protestarono contro il regime di segregazione razziale. Non sia mai che qualcuno, protesti contro la pena di morte, contro lo sfruttamento dei lavoratori, contro l’olocausto dei disabili( in cina gli Handicappati, vengono buttati), contro la mancanza di misure per la protezione dell’ambiente. Libertà a Kaka di poter dire “I belong in Jesus”, guai a denunciare la mancanza di diritti umani. Del resto, un atleta è li per gareggiare, il suo compito è la performance agonistica, non certo quella politica. In un certo senso anche la vicenda Pistorius và letta in questa ottica, ossia: “possono vedere i cinesi un uomo che corre senza gambe partecipare ad un olimpiade, quando per loro un disabile è spazzatura o escremento? Non a caso per mostrare che l’esclusione di Pistorius non è politica, è intervenuta la “scienza sportiva”… Sembra quasi di rivedere un vecchio film, in cui una certa scienza (o alcune scienze) sorsero a fine di stabilire chi aveva diritto a vivere nella società( il normale) e chi ad essere segregato ( criminale, perverso, folle).
Garrincha escluso

Entrare nella Quaresima “vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è Satana“.
Benedetto XVI, Angelus in Piazza San Pietro (oggi)
Come nel fatiditico incrociarsi di doni - taglienti come spade - tra Nietzsche e Wagner, ieri si sono incrociate due riflessioni intorno alla forma BLOB.
Noi cercavamo di abbozzare una genealogia della blob-filosofia di Action30, mentre su Radio3 Fahrenheit Umberto Galimberti e Daniele Piccini discettavano sullo SPETTACOLO DEL MALE; e guarda caso, alla fine, tutto il male possibile della società dello spettacolo confluiva in un unico segno: la forma (o il format) “blob”, colpevole di cancellare tutte le differenze, di piallare la gerarchia dei VALORI, poveri valori che come tante verdurine finiscono spezzettati e confusi nel grande minestrone quotidiano.
Strana specularità delle prospettive. Le spade si sono incrociate, in tempo reale.
Comunque l’editoriale di Piccini, pubblicato sulle pagine dell’Avvenire, merita una lettura: LA TRAGEDIA È MORTA, RESTA SOLO IL MALE (cercare venerdì 8 febbraio). Il tema è la banalizzazione spettacolare del delitto di Erba, di cui viene consumato in questi giorni il processo.
Così come merita una menzione l’argomento di Galimberti - il principe dei principi, il mentore dei consulenti filosofici; sì, proprio lui, il maitre-à-penser più amato dagli italiani laici e tanto ma tanto preoccupati: in egual misura, dal nichilismo giovanile (?) e dalle medicine propinate dalla prodga farmacia vaticana. Quali sono, invece le medicine di Galimberti? Cominciamo dalla diagnosi (il nichilismo è una categoria diagnostica, la inventò F. Nietzsche quando pensava il filosofo - se stesso - come un “medico della civiltà”). Ebbene, Galimberti dice: che il grande male di oggi è l’incapacità di distinguere tra il bene e il male (ma Nietzsche non scrisse un libro intitolato AL DI LA’ DEL BENE E DEL MALE?); che sono saltate tutte le differenze (non solo tra ciò che è bene e ciò che è male, ma anche tra ciò che è grande e ciò che è piccolo, tra ciò che alto e ciò che è basso, tra ciò che è vero e ciò che è falso: insomma è saltata la metafisica, ossia il sistema di organizzazione “binaria” e ”gerarchica” dell’essere; ma Nietzsche non fu uno dei grandi picconatori della tradizione metafisica occidentale?); che la colpa di tutto ciò è l’eccesso di stimoli, il loro flusso indifferenziato investe le nuove generazioni abbandonate sin dalla tenera età davanti alla tv; che insomma il mondo è diventato un blob informe, e che quindi non ci si può stupire (ma ci si deve invece molto scandalizzare e molto preoccupare: vedi sopra) che prima si ammazzi qualcuno e poi, come se nulla fosse, si vada a bere una birra al bar con gli amici o si rida e si scherzi in aula mentre si viene processati per omicidio o per strage…
Ora capiamo. E ora diciamo che solo per pudore, fino ad oggi, non abbiamo inserito nella nostra rubrica i delitti (dei) supernormali. Mi spiegate che differenza (di “struttura”: vedi blob-filosofia) c’è tra un campione come Kakà - che nella trance agonistica fra strage d’avversari e poi, dopo la partita, se ne va a casa buono buono, perché “esce poco e sta lontano dalle donne” - e i casi criminali cui fa riferimento Galimberti? Immaginate un ritratto del genere: UCCIDO SEMPRE, ESCO POCO E STO LONTANO DALLE DONNE. Praticamente un profilo da serial killer (non è escluso che un simile profilo sia già depostato in qualche bureau d’investigazione).
Certo, il fatto di mettere insieme i goal di Kakà e le mani sporche di sangue di qualche giovane omicida confermerà in Galimberti la convizione che il blob sia il male peggiore del nostro tempo (per non parlare della blob-filosofia!).
Perché lui e i suoi accoliti amano scandalizzarsi! e preoccuparsi! E’ il loro imperativo morale. Noi preferiamo invece un pensiero che corra il rischio di scandalizzare e che sappia dare ancora la scossa. Perché non cerchiamo una vita buona, vera e giusta. Cerchiamo semplicemente una vita non fascista. Sempre che sia semplice…
E per scandalizzare ancora, ecco un altro effetto di struttura: il discorso di Galimberti, con il suo manicheismo del bene e del male, con la sua idea che relativismo e nichilismo siano “malattie” da curare ecc. ecc., non assomiglia terribilmente a quello del “rivale” teologo papa Benedetto XVI?