Archive for Ottobre, 2007

Mercoledì, 31 Ottobre 2007

L’isola degli zombi

L'immagine “http://www.comicus.it/images/minirece/mzombi.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. 

Avevo notato l’uscita di questo albo, edito da Panini comics nel giugno 2007, che raccoglie la miniserie a fumetti Marvel Zombi pubblicata dalla Marvel comics nel 2005. Alla fine ho acqusitato l’albo.

Recita la quarta di copertina: “Sono potenti. Sono invincibili. Sono i protagonisti dell’Era Marvel dei supereroi. E sono morti. Eppure una fame insaziabile li cotringe a camminare in una tragica imitazione della vita… in cerca dell’unico cibo che può soddisfarli: noi”.

Per il momento noto soltanto: che i grandi supereroi “sono morti” ma - come aggiungiamo in Action30/01 - partorendo la “folla dei piccoli supernormali”; infatti l’esistenza dei supernormali è, al limite, quella degli zombi, creature che sopravvivono alla loro stessa morte consegnandosi al destino di un infinito degrado etico e politico (proprio come vorebbe la “cultura” neoliberale);

L'immagine “http://www.sorrisi.com/sorrisi/personaggi/images/023001004752.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. 

gli zombi o sopravviventi che dir si voglia della miniserie Marvel non fanno altro che dire “fame! fame!”, proprio come i partecipanti al reality show L’isola dei famosi (ed. it. del programma USA Celebrity Survivors); questi ultimi - modelli banalizzati (massificati, democratizzati) di survivors - si esibiscono quotidianamente nel teatro della lotta per la sopravvivenza, a sua volta banalizzato dal mezzo televisivo; quindi, per quanto strano possa sembrare, la vera posta in gioco del reality show è proprio “l’essere zombi”; infatti i partecipanti non fanno altro che divorare ciò che resta in loro di “umano” e, per questa via, ciò che resta di umano (di “eccedente” rispetto alla mera economia della sopravvivenza) in “noi”.

Se tanto mi dà tanto, il “sottotitolo” dell’Isola dei famosi dovrebbe essere Chi diventa zombi? Ossia: chi è il super-zombi, il “leader” degli zombi? chi riesce a incarnare fino in fondo il ruolo di survivor? chi “vince” il gioco la cui posta è di ridursi alla condizione di “vittime”? (Il cliché del naufrago allegorizza penosamente l’ipetrofia attuale della vittima come nuovo modello sociale, se non antropologico.)

Dovremmo dunque concludere che, nel mondo neoliberale, essere supernormali significa essere super-zombi?

Mi limiterò a consigliarvi di accompagnare la lettura dell’albo a fumetti con il film L’alba dei morti dementi di Edgar Wright, segnalato qualche tempo fa da Ultrakorp.

Milingozompa

Sabato, 27 Ottobre 2007

Arte buona e cattiva

Posted in Action30 - 2, Spazzature by bischero

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 (Nelle foto, alcune opere della mostra: Batman e Robin di Terry Richardson, e Miss kitty di Paolo Schmidlin)

Vi ricordate della mostra su arte ed omosessualità? “Vade retroproposta dall’assesur alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi. 150 opere che indagano la relazione tra l`arte e l`omosessualità. Tra gli artisti Maurizio Cattelan, Pierre et Gilles, Araki, Bruce La Bruce e La Chapelle. Spero che un giorno saremo noi a decidere cosa è bello o brutto, e non i nostri tutori, o meglio “tuttori”. Il problema è che a loro non interessa molto l’estetica, ma la morale… e in ultimo, cos’è la morale, se non (anche) una complessa e “istituzionalizzata” maniera di conservare e riprodurre alcune forme di potere?
  
 Consiglio di farvi un giro nella mostra con la guida di Sgarbi :-)   
     http://it.youtube.com/watch?v=znmbexU-amo          

    qui una fotogalleria 
 http://milano.repubblica.it/multimedia/home/1056594/1/1        

      Organizzata originariamente a Milano, la mostra fu censurata da Letiza Moratti, la quale ritirò il patrocinio del comune e  la vietò ai minori di diciotto anni (ma non era meglio mettere il veto al Grande Fratello o a Vespa, per fare solo qualche esempio?). Sgarbi fu anche obbligato a rimuove alcune delle opere esposte, fra le quali una di Paolo Schmidlin, intitolata Miss Kitty (nella foto: un vecchio seminudo con parrucca biondo platino e calze autoreggenti, simile in volto a Papa Benedetto XVI). Un’altra è una manipolazione della famosa fotografia rubata di Sircana fermo con la macchina vicino a un transessuale, che nell’opera è trasformato in Gesù. La terza opera, è l’ Ermafrodita di Paul Schmidt. Ma non finì qui; la Letisssssia, attuale sindacA di Milano, intimò di rimuovere altre dieci opere; la polemica infuriò parecchio e Sgarbi prese una decisione: piuttosto che la censura preventiva, meglio non aprire. Gli intellettuali si schierarono, il dibattito impazzò..        

  Qualche giorno fa, la mostra è sbarcata a Firenze. Anche lì, niente patrocinio dal comune. Ecco la dichiarazione dell’assessore alla cultura…               

  Firenze, 23 ott. - (Adnkronos) - ‘’Non e’ un problema di censura. Il patrocinio si concede quando si condividono le ragioni di fondo di un’iniziativa culturale e la mia personale opinione e’ che la mostra ‘Arte e omosessualita’ rifletta uno stadio necessario ma arretrato di crescita del movimento omosessuale nel nostro paese: la fase della provocazione e dell’orgoglio di chi rivendica piena cittadinanza'’. Lo afferma, in una nota, l’assessore alla cultura del Comune di Firenze, Giovanni Gozzini riguardo il mancato patrocinio del Comune alla mostra ‘Vade retro’ voluta da Vittorio Sgarbi. La controversa esposizione verra’ inaugurata venerdi’ alla Palazzina Liberty di Firenze.     

‘’Esistono punti di vista omosessuali sul mondo che possano insegnare qualcosa a ciascuno di noi? - ha proseguito l’assessore Gozzini - Siccome ritengo di si’, sono convinto che oggi si possa e si debba andare al di la’ della provocazione, che rischia di rivelarsi controproducente perche’ spesso relega quel punto di vista diverso a mero, folkloristico e autoghettizzante oltraggio al comune senso del pudore. Non che questo non sia lecito, in arte anzi lo e’ sempre. Ma perche’ pretendo dall’arte omosessuale molto di piu”’.

Bischero

Sabato, 27 Ottobre 2007

Un Signore davvero delizioso

Posted in Action30 - 2 by Vincent P.

“My Sweet Lord” è un’opera dell’artista italo-canadese Cosimo Cavallaro. Si tratta di una bizarra crocifissione priva di croce, con un Cristo completamente nudo e fatto interamente di cioccolato, cosa che ha provocato l’ira funesta e alquanto minacciosa di una serie di gruppi cattolici radicali americani. Cavallaro non è nuovo a questo genere di installazioni “invettivanti”. Letti disgustosamente ricoperti di costolette, case tappezzate di pasta di formaggio e santi di cioccolato danno vita a una critica radicale e provocatoria dell’universo del consumo e dell’epoca del “disincanto del mondo” che mette l’accento su quanto c’è di piu’ abbondante nelle nostre vite quotidiane: il cibo.
Al seguente link, il sito internet di Cosimo Cavallaro:

http://www.cosimocavallaro.com/

Saluti,

Vincent


Venerdì, 26 Ottobre 2007

Una catastrofe per salvare il Mondo (by Zapata)

“Dammi una leva e ti solleverò il Mondo”, spiegava Archimede. “Dammi una catastrofe e ti salverò il Mondo”, sembrano dire le dinamiche mondiali che caratterizzano la nostra epoca di Globalizzazione e neo-liberismo.
Il “fungo atomico” di Hiroshima, quella immensa catastrofe mondiale che apriva la prima pagina dell’ultimo capitolo della Seconda Guerra mondiale, è stata il segno di una nuova Epoca: la Guerra Fredda. La Sovranità (intesa “machiavellicamente” come controllo del Territorio) si è trasformata, ed il Governo (inteso “foucaultianamente” come la forma di Governo delle cose e degli uomini) ha assunto un nuovo significato. La Guerra Fredda, il “pericolo” atomico, ha disintegrato le “sicurezze” del Potere sovrano statale, ha creato nuove relazioni di Potere e di Sovranità. Si è cercato il “controllo” del cielo per la Terra era persa. Si è andati sulla Luna, si è intrapresa l’avventura dell’altezza perché la Sovranità aveva necessità di altro Spazio dove essere totalmente egemone. La Luna, le onde elettromagnetiche, la necessità della Propaganda (le forze del Bene contro le forze del Male) e del consenso (il governo degli uomini), la Rete virtuale…


Poi c’è stato l’11 Settembre del 2001 (la caduta delle Torri Gemelle). La Sovranità, il controllo del cielo, è stato nuovamente messo in discussione. Ed il Governo si è nuovamente organizzato per “salvare” il Mondo dal Male, dall’ombra e dal terrore. I dispositivi di controllo e di esclusione si perfezionano, diventano “preventivi” (senza considerare, naturalmente, la necessità di appaltare ad agenzie private di “Security” la salvaguardia della attività). Se non si può preservare il presente, la Sovranità si serve del Biopotere per controllare il Futuro. Per evitare un Evento qualsiasi, oggi, si eliminano direttamente le condizioni di possibilità della sua stessa Esistenza.

L'immagine “http://www.vialattea.net/spaw/image/geologia/PrevisioneUragani/02Katrina28ago05.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Altre “catastrofi” che “salvano” il Mondo, o pretendono di salvarlo, organizzandolo. L’uragano Katrina distrugge New Orleans, un ciclone spazza il SudEst asiatico ed i “guru” del neo-liberismo rampante ammoniscono l’Amministrazione: “non bisogna ricostruire Scuola pubbliche, Ospedali pubblici, Luoghi di sostegno pubblico alla Società (come le tanto famigerate ‘case popolari’). Sarebbe solo uno spreco di risorse economiche, si agisca direttamente per organizzare un ‘nuovo’ tipo di Società che possa fare a meno del ‘pubblico’, servendosi del ‘privato’”.


Poi mi è capitato di leggere le recensioni di un libro, Shock Economy di Naomi Klein (la stessa autrice di No Logo, uno dei “vangeli” del Movimento dei Movimenti). Nel libro si prende ad esempio un gruppo di neurologi che, negli anni_cinquanta, usarono la “terapia elettroconvulsivante” per capire se fosse realmente possibile ri-programmare un Essere umano cancellandone definitivamente la personalità (da qui anche le suggestioni del “Grande Fratello” di Orwell oppure di Lucas nel cortometraggio “L’uomo che fuggì dal Futuro”).


Epifanie, queste, che incontrano anche il terreno fertile della fantascienza (ovvero della Realtà) per farci comprendere meglio quanto, probabilmente, sta accadendo. Qualche giorno fa la Televisione ha offerto alla pubblica visione un bel film (o quantomeno importante), Batman Begins. Nella pellicola si narrano le vicende di Batman, secondo l’interpretazione “nuova” del Regista (Christopher Nolan). Ma per questo basta leggere qualunque recensione. Il punto è un altro e si ritrova nelle parole di Ra’s Al Ghul: “Gotham ha fatto il suo tempo. Come Costantinopoli e Roma prima ancora, la città è divenuta terreno fertile per sofferenze e ingiustizie. Impossibile è salvarla, dunque bisogna aiutarla a cadere, secondo la funzione più importante della Setta delle Ombre, quella che svolgiamo ormai da secoli: Gotham deve essere ditrutta” (tratto dai dialoghi di Batman Begins). Una “catastrofe” per “salvare” il Mondo, quindi. Si ritrova il filo conduttore della nostra contemporaneità. Ed è stato proprio Ra’s Al Ghul, paradossalmente, ad introdurre “l’Economia” a Gotham, come elemento disintegrante della Società. Come elemento “catastrofico” contro l’umanità bassa e banale degli Esseri umani. Ma tanto Ra’s Al Ghul quanto Batman non sono Super-Eroi. Sono invece uomini “troppo uomini”.


“Troppo uomini” come gli Heroes. Questa serie TV (in Italia trasmessa da circa un mese dalla mediaset) narra le vicende di alcuni Esseri “troppo umani”, casi di progressione e di trasformazione del DNA dovuta alla “selezione naturale”, avvertibili tramite manifestazioni di nuove capacità. È questa l’origine dei “super-Poteri” di cui sono capaci gli Heroes. Anche in questo caso non mi interessa recensire la Storia quanto considerare una situazione. Mister Linderman, uno degli Heroes che ha sviluppato una “capacità curativa”, rivela a Nathan Petrelli (capacità di volare, “uomo politico” in corsa alle Elezioni) che il suo scopo è quello di “guarire e salvare” il Mondo. Linderman pensa che l’esplosione che provocherà Peter Petrelli (fratello di Nathan, capacità di sviluppare ogni potere degli altri Heroes standoci semplicemente a contatto) potrebbe essere usata per un disegno “altro”. La catastrofe, infatti, ucciderà molti abitanti di New York, ma si tratterebbe solo di una piccola, insignificante, parte della popolazione mondiale (precisamente lo 0,07_per_centro, la “verità” della statistica usata per giustificare l’Emergenza ed il bisogno). In compenso questo “shock” consentirebbe all’Umanità intera di sentirsi unita per una “causa comune”. Nathan sarebbe il leader attorno a cui la Città ed il Mondo si stringeranno (ricostituendo in questo modo un nuovo “Legame sociale”, un nuovo “ordine”).
Insomma, queste sono le suggestioni che gli ultimi Eventi sembrano portare all’attenzione di tutti. Il libro di Naomi Klein ne è l’esempio più interessante. La “catastrofe” come opportunità. Come “opportunità” buona e cattiva…

PS Pubblica Milingo per ragioni “logistiche”…

Giovedì, 25 Ottobre 2007

non dimentichiamoci di Genova

Posted in Action30 - 2 by ultrakorp

Ricevo e diffondo questa mail dal Supporto Legale per i fatti di Genova 2001.

LA STORIA SIAMO NOI
Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre
“La storia siamo noi” non è uno slogan. E’ un approccio preciso: da un lato la
storia sociale, dall’altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi
anni lo ha fatto con l’istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante
della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova
2001. Con ogni mezzo necessario.
Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato la
revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra pelle: coloro
che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono diventati terroristi;
coloro che hanno seminato il panico nelle strade di Genova sono diventati i
paladini dell’ordine e della giustizia.
Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di tribunale, mentre
la nostra voce collettiva si affievoliva, con un processo di rimozione
collettiva che ha fatto sì che in molti dimenticassero che Genova non è stata
solo il terrore in divisa, ma anche e soprattutto la forza e l’energia di
centinaia di migliaia di persone che almeno per pochi giorni hanno pensato che
il mondo potesse essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e
rappresentato.
Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla presa di
parola delle persone vive, nella convinzione che verità giuridica e
realtà storica in qualche modo convergessero, nella speranza che in qualche modo
tutto si sistemasse e non fossero in pochi a pagare la stizzosa vendetta del
potere.
Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede 25
persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato l’operazione di
revisione della storia che è cominciata il giorno dopo le mobilitazioni contro
il g8 del 2001 e si sono concluse con la richiesta di 225 anni di carcere.
Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di gridare
con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti noi, di
mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25 persone non paghino
per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutt*, nessuno escluso.
Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre a
Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra memoria e del
senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in quello che hanno
rappresentato.
Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza identità,
senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora qui, oggi, e riguarda
tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.

Per cominciare primo appuntamento a Genova: 17 novembre 2007
LA STORIA SIAMO NOI

Supporto Legale

Martedì, 23 Ottobre 2007

SOS REPRESSIONE IN ARRIVO

Posted in Action30 - 2, Dibattiti by garrincha

In tutti i blog, sta crescendo la paura in seguito al disegno di legge Prodi-Levi, che prevede una forma di controllo sulla cicolazione delle informazioni sulla rete, nonchè l’equiparazione giuridica del blog ad un normale giornale. Detto senza mezzi termini siamo difronte al primo tentativo a livello mondiale (cina a parte) di creare una polizia virtuale. Tralasciando il fatto che basterebbe sistemarsi su server stranieri, assistiamo ancora una volta ad un tentativo da parte della classe dirigente nostrana di minare la partecipazione democratica. Insomma Grillo nel bene e nel male ha mostrato il potenziale della rete e la classe dirigente sentendosi minacciata ha deciso bene di ricorrere alle armi dello stato di polizia. Ovviamente la motivazione del disegno di legge non poteva che essere…..LA SICUREZZA!!!

Ed eccoci difronte all’ennesimo diritto negato difronte al paradigma securitario. Inoltre da chi ci devono assicurare? Han forse paura che un ragazziono di 15 anni si imbatta in A30 e si converta? temono davvero così tanto il potenziale eversivo di Grillo? e forse un modo per accontentare mastella che tempo fa sosteneva “non sono omofobo, sono i blogger omossesuali che fanno congetture su di me” (sondaggio: ma in mastella esiste una separazione tra volontà e lapsus?). Purtoppo io sono un po’ malizioso e provo a ipotizzare la linea oscura dietro questa legge. Dunque Internet, la rete e i blog sono o potrebbero essere un mercato; ora il mercato non è solo circolazione delle merci, ma anche un insieme di saperi, posture, discipline, modelli, apparati che ne determiano il funzionamento e l’esistenza. Occorre dunque che le cose che circolano siano garantite, diano sicurezza di non infierire sulla normale prassi, che non generino degenerazione ma normalità. A questo punto non deve sorprendere che questo intervento legislativo arrivi all’alba della nascita del Partito Unico (ops lapsus) anzi per me è la stessa strategia. Oltrettutto bisogna anche considerare gli interessi economici, nel senso che con un intervento legislativo del genere, il diritto ad avere un blog sarà quantificato in temini economici, perciò le “grandi”  dell’editoria scenderanno come avvoltoi nella creazione del loro “monopolio differenziato”. Oltrettutto qualora qualche redazione decida di immettersi sul mercato regolarmente dovrà ovviamente rispondere penalmente e civilmente di ciò che scrive (Immaginate cosa combineranno mastella e il vaticano) a ciò si aggiunga il pericolo oscuramento (uso questo termine ma non sono sicuro della sua corretezza), e citerei a tal prosposito l’oscumento di un sito sportivo che si limitava a linkare siti cinesi che trasmettevano partite di calcio e si badi bene che l’intervento volto a tutelare i diritti di ski, in realtà non era comprovato da alcuna legge in quanto i siti cinesi i diritti per lo streaming gli avevano pagati! Facendo il raffronto, potremmo trovarci difronte ad interventi penali volti a tutelare chi ha acquistato il diritto a informare o formare ( bildung). Dopo questa disamina personale e un po’ sbrigativa, pongo il problema di come porci nei confronti di questo intervento che ci riguarda da vicino. 

In che modo possiamo difendere il nostro diritto di parola?       

garrincha fuorilegge

Martedì, 23 Ottobre 2007

i fantastici coatti

Posted in Action30 - 2, Supereroi e Supernormali by ultrakorp

Lui è in analisi; lei è l’analista. Lui le parla della sua ossessione, i supereroi; lei prende nota annoiata. Questa è la situazione portante del racconto di Gianni Biondillo pubblicato sul mensile Ventiquattro, ancora in edicola. A corredo del pezzo, ma senza dubbio alla base del racconto, le foto di Gregg Segal che potete anche vedere sul suo sito nella sezione portfolio>superheroes: Superman che pulisce il cesso fumandosi una paglia, Wonder Woman con la borsa della spesa, Batman versione scippatore su vespino…

Sembra di vedere un inserto di Action30, meno caustico ma spettacolare.

Invito alla lettura del racconto per trovare contatti e discrepanze con la nostra indagine. Ma in ogni caso va segnalato per la incredibile coincidenza di temi e modalità.

Lunedì, 22 Ottobre 2007

L’alta cucina pedagogica

Ho visto il film Ratatouille (Pixar-Disney 2007).

A parte che i signori Pixar sono dei manici, a parte che bisognerebbe studiare in profondità come fanno a stare nel supermercato Disney e con quali effetti sulla loro produzione (nessuno ha fatto una “tesi” sull’argomento?), a parte questo, l’attesa di una storia di ratti, magari di una battaglia campale tra l’alto e il basso tra pentole e alambicchi rimane sostanzialmente delusa.

Il nocciolo pedagogico della storia è un tema trito e ritrito: il talento e il merito. Alla fine del film, la lezione viene enunciata in modo didascalico: “Non tutti sono dei grandi chef, ma il grande chef può celarsi in chiunque”. Anche in un topo. L’iperbole topesca o topina serve quindi a enfatizzare l’idea (liberal-democratica?): non siamo tutti uguali, tutti però hanno il diritto di dimostrare che sono meglio degli altri. Se un topo può dimostrare di essere il più grande cuoco del mondo, figuriamoci se un figlio di operaio non può dimostrare di essere un professore universitario o un presidente della repubblica. L’importante è che se lo meriti, cioè che abbia, non solo il talento necessario, ma anche la volontà e la perseveranza per “capitalizzarlo”.

Ci siamo capiti? In fondo, nelle società democratiche lo sport assolveva a questa funzione (ideologico-consolatoria): puoi essere anche un figlio di puttana, se sei dotato, se corri più veloce degli altri, se hai più forza, più resistenza o più abilità degli altri, allora vinci, diventi un campione, la società di riconosce ecc. Se il doping ha avuto almeno una funzione “positiva” è stata quella di aver mostrato che il re era nudo.

Su questo tema saranno stati scritti centinaia di romanzi e altrettati film. Mi viene in mente per es. Billy Helliot: storia di un bambino portato per la danza, inizialmente osteggiato dal padre e dal fratello (minatori incazzati in sciopero all’epoca della Tatcher), e che alla fine si afferma, diventa una stella…

Comunque, l’aspetto più interessante del film (a mio avviso) sta proprio nell’iperbole: un ratto schifoso che vuole fare dell’Alta cucina… un po’ come il mitico draghetto Grisù voleva fare il pompiere, anche lui contro il parere di suo padre. A differenza del topo, il draghetto falliva sempre, era fantastico, una delle più riuscite rappresentazioni del sacro “ardore” che muove gli idealisti, i filantropi, i benefattori dell’umanità… si salvi chi può! 

Per le nostre società maschiliste e patriarcali (ora che ci penso, nel film non ci sono donne-topo, non c’è, nella fattispecie, la madre di Ratatouille, ci sono solo il padre e il fratello come in Billy Helliot) è quanto meno strano fare pedagogia stimolando la trasgressione dei figli (maschi) nei confronti del padre. Invece di questo si tratta: tuo padre ti dice di seguire le tue basse inclinazioni, di mangiare spazzatura e di rubare il cibo a chi ti schiaccia (altro tema fondamentale del film: i topi sono “ladri” incorreggibili), ebbene, disobbedisci, segui le tue nobili inclinazioni, sublimati, entra nell’ordine sociale e magari, se ci riesci, diventa anche tu un soggetto “proprietario”. Per una volta, mi sentirei di dare ragione ai padri.

In ogni caso, nella scelta di ribadire questa “nobile” pedagogia attraverso l’antitesi infernale del ratto potrebbe esserci il margine di malizia di Pixar (ma anche l’oculato compromesso praticato da Disney).

Milingoratatabum

Sabato, 20 Ottobre 2007

Segnalazioni

Posted in Action30 - 2 by Milingo

Oggi intervista su Alias - supplemento culturale del Manifesto - a Giuseppe Palumpo, in occasione dell’uscita della gustosa antologia Tosca la mosca (ed. comma 22).

Nel corso dell’intervista Palumbo trova anche il modo di fare riferimento alle “imprese” di Action30.

PS Se qualcuno ha acquistato il Manifesto (Alias) di ieri, me lo faccia sapere grazie.

Giovedì, 18 Ottobre 2007

Vaticano House

Posted in Action30 - 2, Sport, Bassa politica by Milingo

“E’ inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se questi riguardano la conservazione o meno della vita”. L’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, bacchetta severamente la Corte di Cassazione che ha deciso di consentire un nuovo processo sul distacco del sondino nasogastrico ad Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo dal 1992 a seguito di un incidente stradale.

Piuttosto che un generico (assoluto) diritto alla salute, Foucault preferiva parlare più precisamente (concretamente) del diritto a dei servizi sanitari. Ha mai alzato la voce il Vaticano, con la stessa intensità, contro la malasanità, contro le condizioni di lavoro, contro l’inquinamento che quotidianamente minacciano la vita dei cittadini?

Ricordo d’altronde tutta la retorica molto laica (per non dire prosaica, volgare) con cui il Vaticano accompagnò l’agonia di Papa Giovanni Paolo II: piuttosto che applicare un cristiano senso di carità e di pietà all’uomo che soffre e si avvicina alla morte, ne fece un (super)eroe della lotta della vita contro il dolore, la malattia e la morte. Ingiunzione all’imitatio christi all’alba del terzo millennio. Forse non richiesta dal signor Karol Wojtyla (ci si è mai chiesto di che margini di libertà ha goduto in questo importante momento della sua vita? Putroppo non sapremo mai se la sua più grande battaglia è stata contro la malattia e la morte ovvero per ritagliarsi un margine di libertà all’interno del dispositivo ecclesiastico).

Lo squallido spettacolo (anche la Chiesa fa spettacolo, ma questa non è una novità: cfr. la Santa Messa) dell’agonia del Papa fu un grande spot della vita contro la morte, paragonabile alla retorica che negli anni ha accompagnato le performance di Lars Amstrong al Tour de France: santo subito, non solo perché vinceva sempre, ma anche e soprattuto perché vinceva dopo aver sconfitto la malattia (cancro ai testicoli) intesa come nemico assoluto, cioè come Male.

Perché, come direbbe forse il Dr. House, non c’è dignità nella morte: ne sa qualcosa Pantani, il campione che ha vinto ma poi ha perso la battaglia più importante, quella della vita contro il dolore, la malattia e la morte. Pantani, l’angelo decaduto, l’infame depresso e drogato che non merita la memoria degli uomini. Ricordo l’episodio raccapricciante del sindaco di Cesenatico che, non potendo intitolare la statua all’uomo-Pantani, risolse il problema dicendo che la si poteva intitolare al Pantani-ciclista. Ordinario razzismo.

Certo, la Chiesa è dotata di risorse “interne” per sublimare metafisicamente lo spettacolo attuale del martirio come lotta della salute contro la malattia, della vita contro la morte. Tutti però dovrebbero sapere che, con la modernità biopolitica, cambia la cornice storica e, di conseguenza, anche la portata effettiva del “martirio”.

Oggi la crocifissione non ha, non potrà mai avere lo stesso senso che ebbe sul Golgota o nella Roma antica. Nonostante tutti gli sforzi (sinceri o ipocriti?) per riaffermare il modello puro ed eterno del martirio, di fatto la promozione cristiana del sacrificio di sé, in nome della “sacralità” della vita, non potrà mai evitare di mescolarsi con la promozione della salute e della vita fatto in nome del loro “valore” biologico ed economico (cfr. dottrina neoliberale del capitale umano: la nuova bibbia). 

Che cos’è un movimento come Scienza e Vita se non il tentativo pretestuoso di ibridare il ragionamento teologico con quello scientifico al fine di ottimizzare la performance politica estendendo l’area del consenso rispetto a questioni come l’eutanasia o la procreazione assistita?

In realtà, in tutta questa “divinizzazione” della salute e della vita c’è ben poca dignità.

Perché si restringono vertiginosamente i margini di libertà.

Milingozero