Archive for the Reality Show category

Lunedì, 19 Luglio 2010

Il reality della morte

Posted in Reality Show, audiovideo, Action30 - 3 by bischero

L’esperimento di Stanley Milgram (vedi qui una riedizione): condotto nel 1961, aveva l’obiettivo di studiare il comportamento di soggetti a cui un’autorità (nel caso specifico uno scienziato) ordina di eseguire delle azioni che confliggono con i valori etici e morali dei soggetti stessi.  L’esperimento cominciò tre mesi dopo l’inizio del processo a Gerusalemme contro il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann.

Più di quaranta anni dopo, le cose cambiano. A svolgere il ruolo dell’autorità è il reality show, una conduttrice, le telecamere, il pubblico. Ad infliggere le scosse elettriche sulla vittima sono i partecipanti del reality. Sto parlando dell’esperimento sociologico condotto in Francia e spacciato per reality show, chiamato “La zona estrema”. In sintesi: 80 persone sono state selezionate per partecipare al nuovo reality. Ogni concorrente in studio e’ in squadra con un altro giocatore, che si trova invece isolato in una sala. A quest’ultimo viene chiesto di memorizzare alcune associazioni di parole, sulle quali gli vengono poi poste delle domande. Se sbaglia, il concorrente in studio lo deve punire, procurandogli scariche elettriche fino ad oltre 400 volt. In realta’ e’ tutta una messa in scena. Le scariche elettriche sono finte. Il giocatore che strilla dal dolore e’ un attore e cosi’ anche il pubblico e la presentatrice (Tania Young), che per tutto il tempo incitano i concorrenti alla tortura. Gli 80 partecipanti ignari si ritrovano cosi’ protagonisti involontari di un esperimento shock: solo pochissimi loro rifiutano di infliggere la pena, gli altri obbediscono senza ribellarsi.

 

Piccola considereazione: nel reality, praticamente vi erano 80 conconcorrenti chiamati a torturare ripetutamente un concorrente, e che rinunciavano (o mettevano in sordina) il loro apparato decisionale per delegarlo all’autorità, i media.  Considerando che si passa mediamente davanti alla TV il 50 % della vita, mi chiedo quanto i valori e le decisioni dei “sudditi” dei media siano autonomi. Dice il filosofo: nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo.

Vedi qui un estratto dell’esperimento (francese), recentemente trasmesso in Italia su LA7

Mercoledì, 23 Giugno 2010

Reality come “sur-realtà”

Posted in Reality Show, Action30 - 3 by Milingo

La morte va in onda sul reality
In America cade l’ultimo tabù
Discovery Channel trasmette con “Deadliest catch” le avventure del capitano Harris e l’infarto fatale che lo colpisce. Il lungo addio del protagonista, eroe della pesca in Alaska, farà impennare gli ascolti. Ma divampa la polemica
di ANGELO AQUARO

(…) Il lungo addio del capitano farà impennare gli ascolti. Ieri la prima scena clou: Phil viene colto da malore e soccorso dai figli. Ma la tv ha già sfornato anche i plot delle prossime puntate. Martedì prossimo il resto della flotta viene messo al corrente della notizia e gli altri capitani commentano la disgrazia senza, ci mancherebbe, mettere barra a babordo: è la dura legge di Bering. Martedì 6 luglio i figli accudiscono il papà al capezzale dell’ospedale che si chiama Anchorage. Martedì 13 luglio il povero capitano soccombe alla battaglia e muore: blitz a New Orleans per un funerale in stile jazz. Martedì 20 luglio gli altri membri degli altri equipaggi ricordano il caro estinto. Martedì 27 rieccoci nella tempesta: i sopravvissuti ricordano ancora il capitano ma le acque procellose dell’Alaska già preannunciano nuove avventure. Fine della stagione numero 6, Deadliest Catch vi dà appuntamento all’anno prossimo (…)

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In Videodrome, David Cronenberg affida le sue profetiche visioni al personaggio di Brian O’Blivion, vagamente ispirato al sociologo canadese Marshall McLuhan di cui lo stesso Cronenberg fu allievo. Fondatore della “Chiesa Catodica”, il professor O’Blivion affida a una serie di video registrati, che continuano a uscire anche dopo la sua morte, l’annuncio apocalittico di una nuova religione universale: “Lo schermo televisivo è ormai il vero occhio dell’uomo […]. La televisione è la realtà, e la realtà è meno della televisione“.

Ha ancora senso parlare di “tabù infranti”? Tutto può / deve essere (televisivamente) “spettacolarizzato” per assurgere allo statuto di “realtà”. Ciò che chiamiano “reality (show)” non è altro che la logica o il dispositivo grazie al quale un supplemento spettacolare si aggiunge alla realtà facendola apparire come tale. Vecchia capacità “apofantica” della techne o del linguaggio. Ma, con buona pace di Heidegger, la techne non si presenta oggi nella forma del poetico, bensì nella forma del televisivoo. Ovvero, cosa ancor più scandalosa, il poetico stesso si presenta oggi nella forma del televisivo…

 

 

 

Lunedì, 7 Giugno 2010

Nuovo colonialismo e tv

si legga il seguente articolo giunto fresco fresco dal Festival dell’economia di Trento:

In Brasile con le telenovelas si fanno meno figli. In Rwanda la radiosoap che aiuta la riconciliazione
La ricerca di una docente della Bocconi dimostra l’enorme influenza che le soap opera possono avere nell’evoluzione dei costumi. In India hanno contribuito all'’occidentalizzione’ delle donne. “Sono più efficaci di due anni in più d’istruzione”

leggi l’articolo

la domanda è: ci fanno o ci sono?

perché l’equazione “occidentalizzazione” = “evoluzione” è degna di un lapsus (politico, beninteso, cioè classicamente colonialistico)

tutto nel segno della tv, che come sostiene allegramente il Silvio nazionale è il più efficace strumento pedagogico, giacché insegna a parlare, a pensare e a spendere (all’occidentale)

guarda video1

guarda video2

con buona pace di Pier Paolo Pasolini, la frittata è stata completamente rovesciata: la tv ha vinto il Kulturkampf, e oggi non si può fare altro che inchinarsi a questa nuova egemonia culturale…

Venerdì, 19 Marzo 2010

Meta-reality, o lo show della democrazia

Posted in Reality Show, Action30 - 3 by Milingo

Scariche elettriche a chi sbaglia, il reality che sconvolge Parigi

PARIGI - Può un gioco televisivo trasformare i protagonisti in carnefici? Ed esistono ancora persone disposte a compiere efferatezze soltanto per eseguire gli ordini? Se lo è chiesto un anno fa il documentarista francese Christophe Nick, realizzando un terribile gioco televisivo. Con la rete France 2 ha reclutato ottanta candidati per una trasmissione a quiz, ” La zone Xtrème “. Si trattava di porre domande a un altro candidato legato a una sedia e rinchiuso in un gabbiotto di vetro. Se le risposte erano sbagliate, chi aveva fatto la domanda poteva scegliere la punizione fra scariche elettriche da 260 volt, da 280, da 300, da 400, da 420 fino a 460 volt. Sobillato dalla giornalista Tania Young, il candidato abbassava la leva. Il poveretto rinchiuso nel gabbiotto urlava e si dimenava. Il gioco era finto, la vittima era un attore, ma i carnefici non lo sapevano. Eseguivano gli ordini. Senza saperlo, si sottoponevano all’ esperimento dello psicologo americano Stanley Milgram, condotto tra il 1961 al 1963 su candidati trovati con un annuncio sul giornale. Il suo test nasceva da una domanda: è possibile che il nazista Adolf Eichmann abbia organizzato la “soluzione finale” semplicemente per obbedire agli ordini? L’ esperimento Milgram avrebbe dovuto misurare il livello dell’ obbedienza umana verso l’ autorità, la sottomissione umana al potere. Anche quello di un presentatore di un gioco a quiz. Accanto a Milgram durante i test era la filosofa Hannah Arendt, la quale nel ‘ 63 pubblicò il suo saggio più famoso: “Eichmann a Gerusalemme. Rapporto sulla banalità del male”. Il documentario di Christophe Nick si intitola Le jeu de la mort, il gioco della morte, e andrà in onda mercoledì sera su France 2. È un montaggio delle immagini più forti del fittizio La zone Xtrème con i pareri degli psicologi. L’ ottanta per cento dei candidati ha obbedito, alcuni hanno inflitto i 460 volt, il massimo della pena, nonostante la “vittima” desse segni di svenimento. «Mi hanno detto: fai, e io ho fatto», «Ho dimenticato la mia razionalità», «Ero in preda a una lotta interiore», hanno detto i candidati-carnefici dopo aver scoperto di aver partecipato a un nuovo esperimento Milgram. Ma dopo, per alcuni, il recupero psicologico è stato difficile. - LAURA PUTTI (Repubblica 14 marzo)

vedi servizio

Di passaggio a Marsiglia, mercoledì 17 ho avuto l’occasione di vedere su France 2 il documentario di Christopher Nick, Le jeu de la mort. Era chiaro che spingendo la logica del reality alle sue estreme conseguenze, prima o poi se ne sarebbero toccati i limiti. Questo “documentario” inaugura infatti la stagione dei meta-reality. Mentre pretende mostrare e denunciare con sguardo obiettivo il potere della tv, in realtà il programma non fa altro che inscrivere protagonisti e spettatori di questo “esperimento” in un reality di secondo grado: reality show di come funzionano - realmente o essenzialmente - i reality di show. Perché il problema sta tutto qui: presentandosi come semplice reportage di un esperimento - ossia come qualcosa che dovrebbe in qualcjhe modo esorbitare dalla logica dello spettacolo - in realtà questo programma non fa altro che creare le condizioni di una spettacolarizzazione ulteriore o esponenziale: spettacolo di una certa logica (sicuramente feroce e inquietante) dello spettacolo. D’un tratto, invece di partecipare - da spettatori o protagonisti, poco importa - alla messa in scena della realtà, ci trasformiamo negli osservatori riflessivi e critici di tale messa in scena. Da semplici cavie, a osservatori di come fungiamo da cavie nella e grazie alla tv di tutti i giorni. Ma l’occhio televisivo ha già fatto un salto di livello e, dilatadandosi e inscrivendoci in un’orbita più ampia, è riuscito a trasformarci nelle cavie che osservano il proprio essere cavie. Risultato: un’estrema spettacolizzazione della nostra esistenza quotidiana. Dallo spettacolo del reality show, al reality show come iper-spettacolo (che si presenta ormai nella forma neutra e rarefatta del “documentario di se stesso”). Il sedicente documentario è fondato sull’idea di sperimentare la capacità di dissobedire all’autorità televisiva, nel momento stesso in cui questa prescrive di infliggere una vera e propria tortura ai partecipanti di uno dei suoi giochi. Sembra dunque che tutta l’analisi vada naturalmente verso la distinzione tra carnefici (la maggioranza di coloro che non riescono a disobbedire al diktat televisivo e coninuano a schiacciare il pulsante che infligge la pena) e disobbedienti (la minoranza che a un certo punto si rifiuta di andare avanti). In realtà, ed è questo l’aspetto più odioso della mistificazione messa in opera da questo meta-reality show, tutti i partecipanti all’esperimento sono sin dall’inizio le vittime di un gioco che si volge sulla loro pelle e a loro insaputa: la spettacolizzazione del modo in cui quotidianamente ci rapportiamo al mezzo televisivo. Additando una maggiornza di carnefici-televisivi, la televisione stessa evita di mostrare se stessa come la grande macchina di una Carneficina-Spettacolo totale e illimitata. Ultima considerazione: si potrebbe dire che questa volta la tv riesca quanto meno ad assolvere a una funzione pedagogica, premiando per così dire la capacità di resistenza che nonostante tutto continua a esistere nell’uomo, e mettendo invece in guardia dalla cieca obbedienza che purtroppo continua a essere maggioritaria. Attenzione, perché qui c’è l’ultima e più insidiosa trappola di questo meta-reality che tende a presentarsi come un elogio della disobbedienza. Infatti, la tesi su cui si basa questo elogio è che, a causa dell’immenso potere di suggestione della tv, la disobbedienza è un bene raro per principio. Qual è il rovescio di questa tesi? Semplice: che non si può dare la colpa alla maggioranza della gente che obbedisce (così come, in democrazia, non si può dare la colpa a chi vota Bush, Berlusconi o Sarkozy, perché in democrazia la maggioranza ha sempre ragione…). Non solo dal documentario non emerge nessuna intenzione di condanna nei confronti degli “obbedienti” (ciò contraddirebbe la tesi dell’immenso potere di suggestione della tv), ma si può addirittura leggere in controluce un riconoscimento della loro positiva tendenza a stare alle regole. E’ in buona fede che si trasformano in carnefici, la colpa è solo del sistema. Molti dei carnefici dicono infatti di essere andati avanti perché sono persone ordinariamente “disciplinate”. Non è questo in fondo che auspica una convicìvenza democratica: persone disciplinate, elettori di cui ci si può fidare, lavoratori che non vengono meno alla prima difficoltà? L’importante è che queste persone siano inscritte nel buon quadro democratico, buono per principio, piuttosto che in quello cattivo per principio del nazismo, ma anche in quello ugualmente cattivo di una certa deriva televisiva della democrazia… E così va in onda lo show della democrazia…

Lunedì, 30 Novembre 2009

Zoo-politiques, ou Le monstre exposé

Laddove regnano il trauma e la sofferenza, il corpo di un supereroe si espone in una performance spettacolare.

Da Repubblica.it:

“E’ cominciato l’atteso processo a John Demjanjuk, 89 anni, l’ex nazista accusato di concorso nello sterminio di circa 28mila ebrei nel campo di concentramento di Sobibor, nella Polonia occupata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Demjanjuk sarà giudicato dal tribunale di Monaco di Baviera, ma a causa delle sue precarie condizioni di salute non potrà sostenere più di due sessioni al giorno, ciascuna di 90 minuti. Nel complesso, sono previsti 35 giorni di udienze, per cui il processo dovrebbe concludersi entro il 6 maggio del 2010. Oltre 200 giornalisti provenienti da tutto il mondo si sono accreditati per seguire il processo, ma nell’aula ci sono solo 68 posti a disposizione della stampa. Per questo, il tribunale ha organizzato un’altra sala riservata ai media e collegata all’aula con un impianto tv a circuito chiuso”

qui la Galleria di immagini.

qui il video di Repubblica, con tanto di pubblicità Cartier d’apertura…

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(John Demjanjuk, detto “Il boia di Sobibor”, Novembre 2009)

(Francis Bacon, Head VI, 1949)

(Karol Josef Wojtyla, detto “Giovanni Paolo II”, 2004 ca.)

Martedì, 17 Novembre 2009

ai confini del reality…

Posted in Reality Show, Hi-Performance, Action30 - 3 by ultrakorp

Avere vent’anni in un bordello legale e morirne

Usa, uccisa star di un reality pornografico
Brooke Phillips aveva abbandonato il set di «Cat House» perché incinta.

Venerdì, 16 Ottobre 2009

Poveri ma belli (e puliti): politiche della buona forma

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Il caso del “servizio” Mediaset sul giudice Mesiano è un’ottima messa in scena del razzifascismo attuale. In effetti, quel che c’è di fascista in questa vicenda non è tanto il fatto di spiare la vita di un privato cittadino nei suoi atti più ordinari (passeggiata mattutina, sosta dal barbiere, lettura dei quotidiani sulla panchina di un parco ecc.: qui il video), quanto la tendenza a costruire mediaticamente il profilo di un uomo a partire da una serie di elementi che si potrebbe definire a buon diritto pop-razzisti: il Giudice fuma troppo e porta i calzini color turchese con mocassini bianchi. Quanto basta insomma a metterlo in ridicolo, insinuando in maniera sottile che egli, rispetto ai canoni estetico-salutisti dominanti, è in fondo uno “strano”, uno “stravagante”. Dalla “stranezza” all’”anormalità” il passo è breve, e la strada alla delegittimazione del personaggio è già bell’e tracciata.

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I nemici del nuovo fascismo, lo sappiamo bene, sono ben altra cosa rispetto a quelli del fascismo archeologico. Ma quel che è certo è che l’”estetica” continua a funzionare come uno dei meccanismi privilegiati del discorso fascista: l’estetica come disciplina della “buona forma”, ossia della messa in forma razzista di un corpo pulito (libero dal fumo) e gradevole allo sguardo (i calzini turchese e i mocassini bianchi sono out). Un caso analogo è quello dell’”incontro” tra Piero Ricca e il Ministro Mara Carfagna. Quest’ultima, dopo essere stata tampinata per chilometri dal tafano agitatore, riesce a liquidarlo facendogli notare che è un panzone e consigliandogli di usare un deodorante perché le sue ascelle puzzano (qui il video).

Reality-Wellness-Show !

V.

Domenica, 11 Ottobre 2009

Poveri ma belli (e meritevoli)

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Ecco un interessante aggiornamento sulle ultime metamorfosi spettacolistiche del Welfare State:

«E’ una donna di 58 anni la prima miss “senza tetto”. La singolare competizione si è svolta in Belgio dove Therese Van Belle, originaria di uno dei comuni che compongono la grande Bruxelles, è stata incoronata “Miss Sdf”, ossia senza fissa dimora. La donna, scelta tra dieci finaliste, ha ricevuto in premio un appartamento in affitto gratuito per un anno e beneficerà di un aiuto per trovare un impiego stabile. L’idea del concorso è venuta più di un anno fa ad una operatrice del settore del sociale che si occupa dei senza casa, dopo che sua figlia, come la stessa ha raccontato, ha cominciato a partecipare a concorsi di bellezza. Miss ’senza tetto’, nelle sue intenzioni, non doveva essere “per forza la più bella, ma la più meritevole e la più coraggiosa, animata da una volontà di riscatto». (da Repubblica.it)

Reality-Poverty-Show!

V.

http://www.jamesdoheny.com/pictures.php?@6161 tnDoheCenOt.u

Giovedì, 24 Settembre 2009

I reality al di sopra della legge

Posted in Reality Show, Action30 - 3 by Milingo

“Insulti leciti nei reality”, così cresce la tv dei nuovi barbari

Dare del pedofilo ad una persona in diretta televisiva, di fronte a milioni di telespettatori, è perfettamente lecito e anzi, non potrebbe essere diversamente, dato che ci si trova nell’ambito di un reality show. E’ il succo della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione italiana…

leggi articolo

Sabato, 4 Luglio 2009

Falso casting a Roma sui culi nuovi della politica

 

Roma. In molte abboccano: sei bella? La politica sarà il tuo mestiere!

(leggi) - from Anna Lisa from Rome