Sabato, 3 Luglio 2010
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C’est devenu une habitude, un invariant structurel venant étayer par le versant paradoxal cette montagne de symboles, cette Mythologie française confinant à l’universel : Le Tour de France ! Cette année, c’est le paria Floyd Landis qui, tel un repenti de la mafia italienne, se met à table et s’en prend à l’icône américaine par excellence : son ex-coéquipier, son frère de sueur et de sang : Lance Armstrong. L’idole de Georges Bush Jr. et de Nicolas Sarkozy en personnes, le héros lazaréen, le modèle, le bienfaiteur (via son ONG personnelle) a pourtant déjà une cape bien souillée puisque, depuis bientôt 10 ans, pas une affaire de dopage ne fait l’économie de son nom ni de ses agissements qui, apparemment, en feraient plus un acteur qu’une simple victime… Les affaires de dopage succèdent aux affaires de dopage, les procès aux procès, et même si des langues se délient rien ne semble en mesure d’entamer la montagne. L’homme du Texas est à l’image du Tour de France : à l’épreuve des balles ! Rien ne semble pouvoir l’entacher. Les mythes sont plus forts que la réalité c’est connu. Armstrong est invincible, pur agneau sans taches qui vise tel un demi-dieu une future carrière politique américaine au sein de laquelle, nous savons bien qu’un simple pétard peut ruiner n’importe quelle carrière. Il est bien sûr que lui, on ne le retrouvera jamais, pirate échoué sur l’ÃŽle des Morts, à Rimini…
C’est donc une guerre qui commence. Une guerre fratricide de manipulations, de communications et d’avocats, c’est-à -dire de révélations et de mensonges, de coups bas et de hautes vertus… Et pendant ce temps-là , les coureurs courent, les commentateurs commentent et les transfuseurs transfusent. Les chiens aboient, et la Caravane du Tour passe…
L’avenir judiciaire nous dira -peut-être -si le colosse d’airain avec sa volonté de fer et son discours de plomb avaient, oui ou non, des pieds d’argile.
Articoli : (in francese) / (in inglese)
Mercoledì, 23 Giugno 2010
Il caso della nazionale francese di calcio…
 
Nel bicchier d’acqua di un banale psicodramma sportivo,
la tempesta dei grandi dibattiti francesi sull’identità nazionale e sul (fallimento del) modello d’integrazioneÂ
leggi e ascolta
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Sabato, 29 Maggio 2010
Si dice che la funzione dello sport sia sommamente educativa, e si rimprovera spesso al calcio di offrire troppi esempi diseducativi (quasi sempre quelli forniti dai tifosi e dagli stessi calciatori, i cui “eccessi” sono prontamente denunciati e stigmatizzati).Â
Passi. Ma consideriamo qualche esempio di pedagogia, non utopistica, ma “reale” - come si parla di socialismo reale o di democrazia reale, per distinguerle dai loro rispettivi modelli ideali.
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Primo esempio: Balotelli e Mourinho. L’educando e l’educatore. “Finalmente qualcuno che si è preso la briga di educare quel ragazzo. Un po’ di disciplina, che diamine!” Così ha lungamente recitato una certa opinione pubblica (tralasciamo qui il più che discutibile presupposto secondo il quale la disciplina, che potrebbe avere una “sua” efficacia, sarebbe di per sé “educativa”). Passi. Quando Balotelli, dopo una storica vittoria della sua squadra, invece di festeggiare ha scaraventato a terra la maglia, molti hanno pensato che il suo allenatore, il paterno Mourinho, non solo avesse avuto sempre ragione a prentedere di educarlo, ma che dovesse ricorrere a metodi ancora più energici (di questo si è però spontanemanete preoccupato il sergente Materazzi, che non ha aspettato di arrivare negli spogliatoi per dare una robusta strigliata all’indiciplinato ragazzaccio). Passi. Passi pure lo “zelo” di Materazzi. Passi tutto. Ma una domanda è d’obbligo. Quando il buon educatore, nonché eroico condottiero dell’Inter, dopo la vittoria della finale di Champions League, ha liquidato in pochi secondi il suo sbandierato attaccamento ai colori della squadra, annunciando di essere in partenza per un altro club, e decidendo di non rientrare nemmeno a Milano con i suoi giocatori per essere festeggiato dai tifosi, ebbene, scusate, non vi sembra che abbia gettato anche lui la maglia, come se non addirittura peggio del suo maleducato giocatore? Qualcuno si è accorto dello sgarbo, e non ha gradito (non uno qualsiasi, il Presidente Moratti). Allora, domanda supplementare: perché Balottelli sì e Mourinho no? Perché al primo si rimprovera ciò che al secondo (quasi) volentieri si perdona? Perché si scorge la pagliuzza nell’occhio del primo, mentre si occulta la trave nell’occhio del secondo? Semplice, perché ai vincitori si perdona tutto… Ed è questo che in realtà insegnamo, prima a noi stessi, poi ai nostri figli: l’importante è vincere. Vinci e ti sarà perdonato. Vinci e la gente farà finta di non vedere, di non sentire, di non sapere… Vinci. Rovesciando un famoso insegnamento evangelico potremmo dire che il regno dei cieli appartiene con sicurezza, non ai poveri di spirito, ma ai più arroganti vincitori. Se dunque è questo il vangelo che andiamo predicando, anche o soprattutto attraverso lo sport, forse è legittimo domandarsi che cosa ci sia di propriamente “educativo” in tutto questo…
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Secondo esempio di pedagogia reale: il caso Daniele De Rossi. Il giocatore giallorosso, che tra parentesi pare non abbia particolari simpatie di sinistra, ha detto in conferenza stampa dal raduno della nazionale italiana un paio di cosette che hanno fatto trasalire i vertici della Federcalcio e imbestialire i massimi esponenti del governo e della polizia. Al punto da rischiare l’esclusione dai mondiali in Sudafrica (la qual cosa ha indotto lo stesso De Rossi a chiedere pubblicamente scusa per le sue dichiarazioni ecc. ecc.). Ma che cosa ha detto di così grave il giocatore? Ha detto di non essere d’accordo con la “tessera del tifoso”. E come ha argomentato questo disaccordo? Semplicemente denunciando la “cattiva logica” che è alla base di tale provvedimento, ossia: siccome ci sono persone con il coltello che sono dei tifosi, allora vuol dire che tutti i tifosi sono pericolosi e che perciò è meglio provvedere alla loro schedatura sistematica. Un po’ come sarebbe errato dedurre dal fatto ”X” che il cavallo è un animale, il fatto “Y” che tutti gli animali sono cavalli. Oppure, ed ecco lo scandalo, dedurre dal fatto “A” che c’è un poliziotto che picchia arbitrariamente un ragazzo (solo perché ha una giacca rossa, come è accaduto in occasione dell’ultimo derby Roma-Lazio), il fatto “B” che tutti i poliziotti sono dei teppisti. Se così fosse, ha concluso impeccabilmente De Rossi, per coerenza dovremmo istituire rapidamente anche una “tessera del poliziotto”. Insomma, per una volta si è visto e sentito un calciatore che: 1) pensa con la propria testa; 2) pensa e argomenta in modo razionale; 3) si assume il rischio di pensare e ragionare pubblicamente in modo (relativamente) autonomo. Lo definiremmo un esempio “educativo”? Ciascuno giudichi da sé. Di certo non sembra molto educativo rimpoverare a qualcuno il fatto di aver pensato razionalmente e agito autonomamente. A meno che la “pedagogia reale” del nostro tempo non insegni a essere privi di senso critico, obbedienti e servili in ogni occasione.
Anche in questo caso, lo sport e, in particolare, il calcio funzionano come un potente vettore di una simile pedagogia. Una pedagogia paradossale fino al delirio, che tende a formare degli impavidi vincitori sul campo, ma che per il resto del tempo se ne devono stare buoni e sull’attenti, asserviti fino al punto di non poter mai usare pubblicamente il loro cervello.
Lettura consigliata: I. Kant, Risposta alla domanda “che cos’è l’Illuminismo?” (1784)Â
Giovedì, 25 Febbraio 2010
Da Repubblica.it :
Hjemleset, flop in staffetta. “E’ colpa dei film porno”
La Norvegia - che vanta i migliori fondisti del mondo - è arrivata seconda nella 4X10 km. Complice dell’oro mancato è stato il secondo staffettista, Odd-Bjoern Hjelmeset, 39 anni, che è andato troppo piano e si è giustificato così: “Penso di aver visto troppi film pornografici nelle ultime due settimane”
di GIACOMO TALIGNANI
“VANCOUVER - Niente oro? E’ colpa dei porno. I norvegesi - patiti dello sci di fondo - non ci crederanno, eppure è così. Se la squadra nazionale scandinava non è riuscita a primeggiare (ha vinto l’argento) nella gara di stafetta 4 X 10 km maschile, un motivo c’è. La spiegazione la fornisce lo stesso frazionista - quello accusato di una scarsa prova - dal complicato nome di Odd-Bjoern Hjelmeset: “Penso di aver visto troppi film pornografici nelle ultime due settimane” ha detto senza peli sulla lingua in conferenza stampa (continua qui).”
Sabato, 20 Febbraio 2010
I was up ! I am down… But I’ll be up !








Sabato, 17 Ottobre 2009

Dopo i gladiatori con la loro casa, è arrivato il momento di Leonida con il suo indomabile esercito! Il Valencia, in vista della partita di campionato con il Barcellona, ha pubblicato sul suo sito un video con le immagini degli ultimi incontri tra queste due formazioni inframezzate da spezzoni del film 300, dove un inedito Leonida si riscopre ultras valenciano…I segni sono ovunque, possibile che (quasi) nessuno s’accorga di questa fascistizzazione di nuovo corso?
ps Dopo qualche ora, la federazione spagnola ha chiesto al Valencia di rimuovere il video, perché incitava i tifosi alla violenza!!!
Venerdì, 16 Ottobre 2009

I giornalisti et il pompino ! El Pibe de oro , sempre in performance !
(aritcolo in francese)
Giovedì, 15 Ottobre 2009
Chi ha pronunciato ieri questa frase:
“Mi avete trattato come mondezza, senza alcun rispetto, non ho nessuna voglia di condividere questa gioia con voi”? Â
Mercoledì, 30 Settembre 2009
Il calcio deve essere al passo con i tempi, gli stadi di proprietà sono una necessità per la sopravvivenza del nostro calcio. Queste sono alcune delle frasi più spesso usate per giustificare la costruzione di nuovi stadi. Si potrebbe discutere a lungo sulla questione dell’espropriazione di uno spazio pubblico come quello dello stadio, ma non è questo il mio intento. La dirigenza della Roma ha deciso di andare oltre la solita retorica su questo tema, infatti durante la presenzione del nuovo stadio sono stati usati toni che riecheggiavano il ”futurismo”. Nel video di presentazione del nuovo impianto ci viene detto che sarà  avveniristico, innovativo, spettacolare, scenografico, e aggiungerei (pop)fascista. Ancora una volta nello sport vengono usati toni epici, si fa continuo riferimento alla storia antica di Roma, sino al culmine sintetizzato in questa frase: “Ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità ”.