Domenica, 24 Gennaio 2010
Riporto da Facebook, dalla pagina a cui sono iscritto, Primo marzo 2010 Sciopero degli stranieri - Gruppo di Bologna:
In attesa del primo sciopero degli stranieri, è possibile ancora sorridere di fronte al collasso del sistema immigrazione in Italia?
L’annuncio di ieri a “Che tempo che fa†del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di concedere protezione agli immigrati feriti a Rosarno, fa scappare una battuta: per essere considerati uomini, donne, lavoratori, cittadini in Italia bisogna avere la sventura di farsi sparare come è successo agli stranieri colpiti nella tre giorni e tre notti di caccia all’uomo in Calabria?
Quello del ministro è un provvedimento doveroso. Ma senza un aggiornamento della legge sull’immigrazione rimane un’elargizione, un regalo, un tampone alla bomba sociale che la Bossi-Fini prima e il pacchetto sicurezza poi hanno innescato.
Sentite qua.
1) Giovedì 14 gennaio, conclusa la trasmissione Annozero, la polizia ha fermato per mezz’ora tre ospiti che erano intervenuti in diretta. Non li hanno lasciati nemmeno uscire. Sono stati bloccati in un corridoio secondario, dentro gli studi della Rai. Non hanno fermato me (che sono imputato davanti al Tribunale di Agrigento per aver dichiarato di essere iracheno quando sono stato ripescato dal mare di Lampedusa). Non hanno nemmeno fermato l’onorevole del Pdl Alessandra Mussolini (è parlamentare, non si può) anche se potrebbe riconoscere chi si muove nella rete di estrema destra con cui è stata alleata fino a pochi mesi fa. Hanno fermato gli unici tre ospiti neri. Il funzionario di polizia voleva verificare che avessero davvero la ricevuta per aver chiesto il permesso di soggiorno. Deve essere l’originale (non una fotocopia).
Un abuso? No. Da quando l’essere irregolari è reato, i pubblici ufficiali per non finire a loro volta nei guai devono controllare.
I cedolini c’erano.
Se avessero dimenticato a casa gli originali o anche se avessero avuto con sé le fotocopie (per non perdere gli originali) i tre ragazzi sarebbero stati rinchiusi nel centro di identificazione di Ponte Galeria e avrebbero rischiato fino a duemila euro di multa e un anno di carcere.
Provate voi a immaginare un italiano condannato a un anno di carcere per aver dimenticato la carta di identità … Infatti la legge vale solo per gli stranieri.
L’episodio va letto anche in un altro modo: uno schiavo dell’agricoltura al Sud o dell’edilizia al Nord, se non ha il permesso di soggiorno, non può mai più denunciare pubblicamente o alle autorità le sue condizioni di schiavitù. Perché rischia l’arresto immediato e se non lascia l’Italia, una condanna fino a 4 anni di carcere. Più del suo caporale, che non rischia nulla, e del datore di lavoro, che spesso non si trova mai.
2) Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi è talmente impegnato a scongiurare situazioni di schiavitù come quelle di Rosarno che nel 2009 ha avvallato queste disposizioni, contenute nel Documento di programmazione dell’attività di vigilanza: meno controlli in tutta Italia, con punte del 50 per cento in Calabria.
La Calabria ha un altro record: secondo uno studio del 2006 dell’Agenzia delle entrate gli imprenditori calabresi evadono il 94 per cento dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive.
Significa che il 94 per cento dell’economia calabrese è sommersa e resta sommersa grazie anche alla decisione del ministro Sacconi di ridurre i controlli (e di indirizzarli semmai sulle imprese di proprietà di immigrati).
Non è solo una piaga del Sud. La Provincia di Venezia ha scoperto che il 27 per cento degli addetti nelle industrie manifatturiere in Veneto è composto da lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno. Siamo nel Nordest.
3) Dopo l’inchiesta de L’espresso a Foggia nel 2006, Giuliano Amato, ministro dell’Interno nel governo Prodi, aveva istituito una commissione composta da prefetti, funzionari di polizia e ufficiali di carabinieri e guardia di finanza. La commissione aveva suggerito la necessità di istituire il reato di caporalato perché, secondo i commissari, le leggi attuali non sono in grado di reprimere il fenomeno. Il ministro dell’Interno successivo, Roberto Maroni, ha istituito il reato di immigrazione clandestina che punisce anche i lavoratori. Ma non i caporali. Il progetto della commissione del 2006 è stato ignorato.
4) Sempre dopo l’inchiesta de L’espresso a Foggia nel 2006, il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, nel governo Prodi, aveva istituito un fondo integrativo da affidare all’Inps per gestire con le regioni l’ospitalità , l’assistenza e la tutela dei lavoratori stagionali. Il ricorso alla Corte costituzionale delle Regioni di centrodestra Lombardia e Veneto ha fatto bocciare il provvedimento.
5) Sempre dopo l’inchiesta de L’espresso a Foggia nel 2006, il governo Prodi aveva proposto di estendere ai lavoratori irregolari la tutela prevista per le vittime della tratta dell’immigrazione, qualora denunciassero i loro sfruttatori. La proposta non è passata per l’opposizione di funzionari del ministero dell’Interno, perché temevano che la norma avrebbe aggirato i limiti imposti dalle quote annuali (che sono la causa indiretta del lavoro nero. L’esempio della Puglia nel 2006: quote stagionali 1600, necessità di lavoratori stagionali solo per la provincia di Foggia 5000-7000).
6) Sempre dopo l’inchiesta de L’espresso a Foggia nel 2006, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, nel governo Prodi, ha introdotto l’obbligo di registrare i lavoratori entro il giorno prima del loro inizio, per evitare lo sfruttamento e la registrazione postuma solo in caso di controlli o di incidente. L’attuale governo Berlusconi ha proposto di sopprimere questa norma e il nuovo provvedimento attende l’approvazione della Camera.
7) Se un raccoglitore di arance senza documenti in regola avesse denunciato i suoi schiavisti a Rosarno, avrebbe rischiato fino a 4 anni di carcere. Nessuna norma punisce i parlamentari che hanno contatti con mafia, ‘ndrangheta e camorra.
8 ) Se uno straniero perde il lavoro e nel frattempo gli scade anche il permesso di soggiorno, entro sei mesi deve trovare un’altra assunzione o andarsene. Se resta commette reato, anche se non commette altri reati e si mantiene con i suoi risparmi. I centri di detenzione per stranieri stanno diventando centri di detenzione per disoccupati.
9) Poiché lo Stato ha dimostrato in questi anni di non essere in grado di espellere gli irregolari che hanno commesso reati gravi (solo il 40 per cento viene rimpatriato secondo dati del ministero dell’Interno consegnati a Medici senza frontiere), avremo un’ulteriore massa di lavoratori senza nessun diritto. Se non quello di essere premiati dal ministro dell’Interno. Ma solo dopo essersi fatti sparare.
Per questo il primo marzo aderisco al primo Sciopero degli stranieri.
Fabrizio Gatti
Domenica, 31 Maggio 2009
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Comincio con un errata corrige: nel nuovo numero di Internazionale non c’è come mi aspettavo la storia di Scozzari sulla Bologna di Cofferati (ma arriva); in compenso c’è un bel inserto a fumetti sulla situazione delle mine in Libano.
Poi: consiglio un giro sul sito del Corriere della Sera per una breve intervista a Marco Bellocchio su “Vincere”, il suo ultimo film che parla della vita della prima moglie e del figlio del Duce. In attesa di vedere il film…
Poi: a La Spezia, nella rassegna Rat Art, arte e cultura dal basso, evento autoprodotto da AltraCultura (ospiti tra gli altri Paolo Rossi e Aldo Nove), il 29 maggio, in piazza Sant’Agostino, è stato ospite Giuseppe Palumbo, che ha realizzato un fumetto di 4 metri quadri, dedicato al bombardamento di La Spezia e alla nascita dell’esercito delle Piccole Aquile di Pietra…
Poi: in corso a Majano (UD), una mostra sempre di Giuseppe Palumbo, con catalogo edito da ARTeFUMETTO e Action30, dal titolo “Troglodita-Vergine Vertigine”.
Giovedì, 12 Febbraio 2009
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“Io ho il diritto di scegliere la mia morte per il bene degli altri”. E’ questa la giusta provocazione di Eco. Se alla mia vita biologica o alla mia non-vita su un lettino ospedaliero fossero legati, facendo un esempio, i miei parenti, le loro sofferenze, il fatto che mi dovrebbero assistere per venti anni… sarebbe “eroico” scegliere la morte. L’articolo di Eco è una vera e propria riflessione sulla fine del “tragico” e dell’ ”eroico” nella Chiesa Cattolica e nella società laica. I martiri che si facevano ammazzare in nome della salvezza di altri o del loro benessere non sono diversi da chi cerca di morire in una non vita. La “fenomenologia del suicidio”, penso, ha aspetti molto inquietanti che andrebbero sviscerati meglio e che scandalizzerebbero il “buon borghese”. Ma beato è chi non si scandalizzerà . L’articolo di Eco è una prova come un’altra per mostrare che la Chiesa si è data in pasto, come direbbe Monsignore, agli ultras teocon americani piuttosto che alla sua tradizione… che dire, viva i Lefevriani?! E’ anche una prova che in casi come il testamento biologico e il caso Eluana sia in gioco identitarismo politico e biopolitica più che buon senso.
Faccio un ulteriore provocazione… ma perchè legare il diritto alla morte all’altruismo, all’umanitarismo? Posso capire Eco, che in questa maniera mostra le contraddizioni di Chiesa e società . Ma non è forse meglio ammettere il diritto alla morte in nome del mio “egoismo”? Il “buon borghese” certo non capirà , ma sto affermando che tutti hanno il diritto di essere egoisti. Almeno in condizioni simili a Eluana. Con buona pace di Chiesa Cattolica e simili nonchè dei ben pensanti. La difficoltà  può certo sorgere quando il diritto si chiede allo Stato: “aiutami” in questo, aiutarmi a morire, perchè non riuscirei a farlo dasolo. Ma non si capisce perchè lo Stato debba aiutarti a nascere, fornirti cure e non debba invece rispettare la tua volontà che riguarda la morte. Â
Qui l’articolo
Giovedì, 15 Maggio 2008
A proposito di ombre suicide, leggete l’articolo di Lorenzo Carbone (”Liberazione”, 11/05/08)
Sono il 20% dei giovani giapponesi, vivono di reclusione volontaria. Chattano, giocano, leggono, dormono. E a volte si suicidanoÂ
 Tutta la vita nella stessa stanza la piccola morte degli “hikikomori”
Sabato, 29 Marzo 2008

Parliamo del ‘68… in Giappone…Â
“Su su, per la seconda volta vergine” (Yuke yuke nidome no shojo) è un film di Koji Wakamatsu, girato nel 1969. Un film violento e claustrofobico, ambientato sul terrazzo di un edificio e nel passato dei due ragazzi, i protagonisti. Un giovane assassino ed una ragazza che nel film viene ripetutamente violentata da un branco. Una storia in cui questi due individui, un sadico ed una masochista, finiranno per condividere insieme gli ultimi loro istanti di vita, una vita in cui è sovrana la violenza subita. Ad essa si sopravvive o adeguandosi (masochismo) o infliggendola sugli altri (sadismo), in un rapporto perverso dove non si distingue più l’eros da thanatos ed il piacere dal dolore… Un sadico, una masochista: una metafora dei rapporti umani. Non c’è speranza, né futuro in questo bellissimo film di Wakamatsu. Puro furore nichilista, una critica lucida alla società che coincide con l’autodistruzione, col suicidio finale dei due giovani. Un film dal sapore strano, amaro: nulla ha più senso né valore per Wakamatsu (Se ci fate caso, nel film vi sono pure riferimenti alla strage di Charlie Manson, massacro commesso nello stesso anno in cui fu girato questo film). Vedere per credere. (nel link, una scena significativa del film). Qui invece, la scena finale del film.
Giovedì, 13 Marzo 2008
Luigi Roca, non gioca nell’Inter, non partecipa nè all’isola dei famosi nè a tribune elettorali, è solo un “povero diavolo” che ieri si è tolto la vita dopo 4 anni di precariato che gli avevano, stando alle sue parole, fatto perdere oltre al lavoro anche la dignità . Cosi mentre il probabile futuro primo ministro italiano, rispondendo ad una ragazza che chiedeva come si potesse costruire una famiglia nel mondo del precariato, rispondeva “provi a sposare un ricco”; un padre di famiglia si impicca, difronte all’ennessimo licenziamento. Del probabile primo ministro e della sua arroganza non ho voglia di parlare, in primis perchè mi ero ripromesso di non guardare più in alto, in secundis perchè è un pò come sparare sulla croce rossa. Perciò voglio parlare di Luigi e del suo atto, che in tanti giudicheranno come debolezza, ma in fin dei conti penso non lo sia. Abbandonare una famiglia, e impiccarsi richiede al contrario una grande forza…la forza di dire basta, la forza di dire non è giusto, la forza di dire mi “avete tolto la dignita”, perciò vi offro la mia vita di merda. Jean Baudrillard vedeva nel suicidio, l’atto simbolico che manda in corto il sistema che afferma la vita in ogni istante… la morte è la sfida impossibile lanciata al sistema, il quale difronte ad essa non può rispendere con altrettanta forza poichè il sistema deve per forze di cose “vivere” e ignorare lo spettro della morte. Un uomo di 39 anni viene considerato ”vecchio” con scarse possibilità di potenziamento del proprio ”capitale umano”, sul quale non vale la pena di investire, non è che un rifiuto, uno scarto, un “suicidato della società ”, il quale deve accontentarsi di lavori saltuari sempre alla mercè degli interessi del Capitale. Il fatto che abbia dei figli, difatto non è che un errore, uno “sbaglio”, un investimento fallimentare del proprio capitale umano; del resto con le loro scarse capacità di procurarsi reddito, uomini come Luigi, non possono garantire un adeguata formazione per i propri figli. Perciò l’atto di Luigi è una lettera, una dichiarazione politica, un manifesto, una sfida. Probabilmente il rullo mass-madiatico macinerà questa sfida, e nessuno ricordarà mai il nome di questo povero diavolo; tuttavia ritengo che sia nelle nostre possibilità rispondere alla sfida e rilanciarla, magari iniziando a vedere in questi suicidati non dei pazzi, dei depressi, delle vittime, ma dei “giganti della rivoluzione”.
Garrincha ….. Â