Mercoledì, 23 Novembre 2011
Sono stati denominati “omicidi” del kepab. Si tratta di una serie di azioni di una cellula di estrema destra culminate nell´uccisione di 9 immigrati e 1 poliziotto. La Germania del buon governo, dell´economia sociale di mercato, della BCE, della über-governance, dell´economia politica da estendere ai soci europei riscopre fantasmi che sembravano inghiottiti dal vortice della storia e dall´emblema dell´ Euro a Willy Brand Platz; é attonitä. Com´é possibile si chiede, dov´erano i governi?, perché questo nonostante le nostre buste paga profumate dell´euro fumante della tipografie comunitarie, le politiche integrative, il sostegno scalastico che fin dalla piü tenera etä si pre-occupa del sorgere di anomalie?; da dove sbucano fuori questi marziani con le teste rasate, con le svastiche tatuate, cresciuti a pane ed odio verso il nero, il turco, l´italico, il “wesso”?
La politica in quasi tutte le sue vesti si é mossa in maniera energica ma soprattutto banale. Oltre alla classica, naturale, dogmatica condanna educata delle azioni dell´estremismo di destra sta varando una serie di misure che vanno dalla esclusione/cancellazione dell´NPD ( il partito nazionalista tedesco, una sorta di An o MSI crucco) ad una massiccia estensione dello stato di polizia, che prevede una schedatura e monitorizzazione costante delle attivitä- o per dirla chiaro e tondo- della vita degli attivisti di destra. A questo bisogna aggiungere lo studio e il vaglio di norme-non norme che possano garantire una maggiore libertä- autonomia direbbe Schmitt- alle forze di polizia, in modo che possano colpire piü agevolmente l´estremismo di destra. Certo, ad un primo sguardo, si potrebbe restare abbagliati dalla luce di una cosi energica posizione da parte di una democrazia, soprattutto se si pensa ad esempio all´Italia dove la storia repubblicana é costellata di accordi neanche troppo esoterei tra governo e destra xenofoba, la cui ultima incarnazione é senz´altro il nordismo della Lega. Eppure c é qualcosa che non torna, un cortocircuito, basta mettere degli occhiali per sviare l´effetto bagliore e penetrare in profonditä. Cosa sono divieti, schedature e controlli se non la fenomenologia di una governa-mentalitä fascista. Sorge la domanda inquietante, si puö combattere il fascismo con metodi fascisti? E il fatto che questa domanda resti nell´oblio- un oblio che nella sua forma di lapsus dice molto- é testimoniato da un particolare non certo irrilevante; perché non si parla di fascismo ma di estremismo di destra o estrema destra? Chi ha paura del fascismo? cosa implicherebbe la parola fascismo? Lascio aperti questi interrogativi che meritano discussioni a partire dai pericoli derivanti dall´uso del termine “estremismo” e mi soffermo un momento sulla ricezione analitica della questione.
L´editoriale del Sud deutsche Zeitung, giornale progressista tedesco, cercava di ricostruire il profilo sociologico della “Brauen Arme Fraktion”. Figli di onesti lavoratori ma residenti nella germania orientale. Quale migliore palliativo che scaricare la responsabilitä storica sulla defunta DDR. Giochino che nella splendente Repubblica democratica Tedesca funziona sempre…Democrazia uguale luce e DDR uguali mostri. Dietro questa equazione c´é molto piü che una semplice competizione che ha giä sempre il suo vincitore a priori. C´é la tranquilla risposta… fin quando c´é democrazia, questo tipo di democrazia social-liberale su base nazionale, si puö stare tranquilli e i mostri non sono il rigurgito delle forme di governo applicate in questo contenitore politico ma il risultato della sua non applicazione totalizzante; del fatto che esistono ancora zone buie non irradiate dalla sua luce. Ancora una volta il fascismo prende le sembianze del cubo magico capitato per caso tra le mani del teschio rosso.
garrincha redivivo e preoccupato.
Lunedì, 14 Febbraio 2011

Diventato in poche settimane di ‘culto’, Il Labirinto Femminile di Alfonso Luigi Marra regalerà a breve alla platea televisiva e internettiana un nuovo spot tv. Dopo l’indimenticata prova recitativa di Manuela Arcuri, e il bis di Lele Mora, Marra avrebbe ‘ingaggiato’ per il nuovo spot addirittura Ruby Rubacuori, ovvero la diciottenne marocchina che da settimane tiene per gli attributi il presente politico dell’intero paese. A rivelarlo il settimanale Chi, con Karima El Mahroug, in arte Ruby, riuscita a strappare allo scrittore una cifra “a cinque zeri”. 100,000 euro per 30 secondi di strategismo sentimentale? Diteci che non è vero…
Invece è vero:
vedi video
L’interscambiabilità tra Silvio superstar e l’oscuro Alfonso Luigi Marra come committenti di Ruby, così come l’avvicendamento senza soluzione di continuità tra l’arcinoto Putin e la (fino al quel momento sconosciuta) Patrizia D’Addario nel “lettone” di Palazzo Grazioli, mostra che il problema di fondo è quello dell’estrema “accessibilità” del potere nelle società democratiche di massa.
Più il potere diventa pop più i giochi di seduzione con esso s’intensificano.
Per questo la scommessa è: come fallire la propria love story con il potere?
Non innamorarsi del potere, un problema di uomini, di donne, di tout en chacun…
Lunedì, 29 Novembre 2010
Le frasi celebri di Mike diventano le luminarie di Natale a Milano

vedi galleria immagini
Da L’uniforme e l’anima. Indagine sul vecchio e nuovo fascismo:
(…) Poco prima di ricevere il ben servito da Mediaset, dopo quasi trent’anni di dedizione totale alla causa, Mike Bongiorno viene celebrato in una puntata di Vite Straordinarie, trasmessa su Rete4 il 19 novembre 2008. È l’apoteosi. Il pubblico mi ama, io ricambio con il cuore in mano. Principale testimonial del programma, un Silvio Berlusconi nelle vesti ufficiali di Presidente del Consiglio. Riprendendo il tema della funzione omologante della tv ma in un’accezione affatto positiva, Berlusconi dipinge il conduttore di Lascia o raddoppia? come l’autentico eroe dell’Unità d’Italia. Mike è “visibilmente” commosso. Il pubblico lo rincuora applaudendo a scena aperta. Ma c’è una nuvola che aleggia sul mito e che richiede di essere dissipata una volta per tutte. Se Berlusconi è fermamente convinto che Bongiorno abbia insegnato l’italiano agli italiani, Umberto Eco invece, nel suo celebre scritto del 1961, aveva sostenuto l’esatto contrario. «Sì, ci rimasi molto male» dice Mike «perché fra me e me dicevo: questo signore, che è un uomo di cultura, evidentemente non ha capito cos’è questo mezzo, perché la televisione è un mezzo per la grande massa…». Ma l’uomo di cultura incombe, non è facile scrollarsi di dosso l’ombra del prof. Eco. Allora Mike, candidamente, aggiunge: «Lui lo nega, ma in quel periodo scriveva molte domande che noi facevamo a Lascia o raddoppia?» (all’epoca Eco lavorava in effetti per la Rai). Una staffilata da far venire i brividi. Joseph Goebbels, ministro della propaganda del III Reich, diceva di non poter sentir parlare di cultura senza che gli venisse voglia di mettere mano alla pistola. Il tono di Mike è decisamente più disteso e pacifico, ma non ci si lasci ingannare: qui siamo alla resa dei conti del Kulturkampf tra cultura di massa e cultura d’élite che alla fine ha visto uscire trionfante la tv. O almeno è quello che Mike vuol credere e farci credere. Insomma, basta guardare Berlusconi nel suo ufficio a Palazzo Chigi per rendersi conto che la tv ha scalato tutte le vette e adesso le manca solo il premio Nobel (o i funerali di Stato, che saranno effettivamente riservati a Bongiorno dopo la sua morte, sopravvenuta l’8 settembre 2009). No, per liquidare definitivamente il vecchio rivale, Mike non ha bisogno di mettere mano alla Luger. Gli è sufficiente ricordare che il prof. Eco era uno dei galoppini al suo servizio, stipendiato dalla tanto vituperata tv (…)
ALLEGRIA!!!
Domenica, 14 Novembre 2010

Padova. Racconto choc di un minore disabile: mi hanno picchiato e dato fuoco
Il ragazzino è rientrato a casa con diverse ustioni e ha detto alla madre di essere stato cosparso di alcol e poi incendiato.
leggi articolo
Ovviamente, come spesso accade, la categoria “bullismo” serve soprattutto a farci dormire sonni tranquilli e occulta il problema più di quanto non lo spieghi.
Non ci resta, allora, che rimandare all’ormai lunga serie di episodi analoghi da noi registrati e commentati, nei quali si dà letteralmente fuoco a quelli che le nostre società (NB: non solo i giovani delinquenti…) considerano come rifiuti tossici da smaltire nel modo più rapido ed efficace…
vedi:
Italia Burning 3
Aggredire un clochard è un atto “razzista”?
Ancora un barbone aggredito: “Nastro Bianco” all’Italia
Sabato, 6 Novembre 2010

Dal film The Mole People (1956) directed by Virgil W. Vogel
Sono circa mille persone e vivono in un tunnel lungo un chilometro proprio sotto la città del gioco. La scoperta di Austin Hargrave che ha realizzato questo incredibile servizio… vedi foto
Non lo fate sapere in giro, la tv taumaturgica ha deciso di ridare la vista ai ciechi…

“Esci dal buco!”
Fiorello e Ugo la talpa per il nuovo spot Sky di 1861United:
è on air il nuovo spot Sky che vede come testimonial Fiorello e il suo amico Ugo la talpa, che rappresenta simbolicamente lo spettatore che ancora non vede Sky e non è consapevole della differenze tra l’offerta di questa pay tv e quella della concorrenza (leggi notizia e guarda i video)
Sabato, 6 Novembre 2010
Grande Brasserie Cyrano in competizione al 9° festival du film de Compiègne
Il tema di questa edizione sembra ritagliato sui temi di Action30: Années 30 - années d’illusion.
L’Italia è il Paese invitato e invitato d’onore Ettore Scola…
Cortometraggio
Grande Brasserie Cyrano
Il duello tra Breton e Bataille nella Parigi anni 30 dei surrealisti, alle soglie dello scoppio della nuova guerra mondiale scatenata dai nazifascisti, dà un volto e un corpo alle loro pulsioni politiche: Damia, la tragédienne de la chanson. Gli scrittori sono sedotti dalla rivoluzione proletaria come lo sono dalla cantante che entrambi amano appassionatamente, sebbene in modi diversi e inconciliabili. E mentre una tempesta nera, razzista e fascista, travolge la storia del Novecento, la donna dà alla luce i protagonisti del nuovo millennio: Icaro, l’ultimo supereroe, e Fra’Casseur, l’uomo talpa.
L’antinomia di “alto” e “basso”, di idealismo e basso materialismo prende la forma del motion comic (recente definizione per identificare una narrazione al confine tra fumetto, animazione e montaggio video), per avviare un progetto di più ampio respiro: le storie del duello tra Icaro e Fra’Casseur, nate nel corso delle performance di Action30, costituiscono infatti la trama narrativa di una docufiction nella quale, usando la storia dei supereroi come chiave di lettura, vengono analizzati i “nuovi miti d’oggi”.
I disegni, realizzati con gestualità pittorica, ma anche con precisione scenografica, nella regia video sono montati in un ambiente 3D che conferisce alla naturale bidimensionalità delle immagini una più ricca gamma di possibilità espressive. Le musiche accompagnano le sequenze remixando brani degli anni 30, da Cab Calloway alla stessa Damia. I testi evocano, tra ricostruzione storica e finzione narrativa, una riflessione filosofica di più ampio respiro che attraversa tutta la produzione di Action30.
Disegni: Giuseppe Palumbo
Testi: Pierangelo Di Vittorio
Regia: Luca Acito
Colonna sonora: Alberto Casati
Produzione: Action30
I cortometraggi selezionati nel Festival di Compiègne saranno proiettati e premiati dal pubblico il 12 novembre 2010: per maggiori informazioni clicca qui.
Domenica, 31 Ottobre 2010

Bambole più alte di 30 centimetri
Così l’industria si riprende i bambini
Gli uffici marketing dei produttori di giocattoli lanciano l’allarme: dei pupazzi più bassi di 15 centimetri ci si stanca presto. E, in vista del Natale, corrono ai ripari con nuovi prodotti alti più di mezzo metro
leggi articolo
Attenzione, arrivano le super-bambole!
Per bambini super-normali, per oltre-bambini, per adolescenti-bambini?
Il marketing-pensiero offre riflessioni interessanti…
Per esempio sull’allevamento “ormonale” delle nuove generazioni.


Venerdì, 15 Ottobre 2010
Des taupes dans désert de la Providence,
Considérations sur quelques fantômes médiatiques.

Le propre de chaque chose doit être cherché. Le propre de la puissance est de protéger.
Blaise Pascal, Pensées, V. 310.
L’aventure des 33 mineurs chiliens de la mine de San Jose, au nord de Copiapó, désert de l’Atacama, prisonniers d’éboulements à quelques 700 mètres de profondeur, ne pouvait qu’entraîner un mouvement de sympathie de la part du village global. Sympathique sympathie, masquant à peine un autre sentiment naturel : l’empathie. Entre le 5 août et le 14 octobre 2010, au fil de 70 journées-épisodes —taxés par le USA Today de « meilleur reality-show de l’histoire »—, nous serons donc passés du souffrir avec, moral, individuel et quasi pavlovien au : souffrir dedans, spéculaire, collectif et médiatique. Plus de 2000 journalistes, des relais TV dans le monde entier avec, pour certaines chaînes, 30 heures de live au moment de la sortie… Tout était bien en place afin que, à l’image d’une Hillary Clinton littéralement “scotchée derrière son écran !”, nous soyons tous, ensemble et séparément, requis par un tel spectacle religieux ; une « histoire qui se termine bien » par une rédemption treuillée revenue des enfers. Tel un accouchement douloureux, le show minier s’est ainsi déroulé devant nos yeux peu à peu embués de larmes, et ce jusqu’à la délivrance finale digne d’un happy end hollywoodien. Le feuilleton —qui inspire sans doute déjà nombre de romanciers et de scénaristes en mal d’imagination— aurait pu, aurait dû, être sous-titré : Les Illusions perdues. Si la telenovela chilienne, pour partie mise en scène par les conseillers en communication du Président Sebastian Piñera, n’a pas grand-chose à voir avec le roman de Balzac, elle lui concède pourtant, in extremis, un point commun en la figure fantomatique de la Providence. Dans le roman dix-neuviémiste, celle-ci prend les traits héroïques du redoutable Vautrin, véritable deus ex machina que l’on retrouvera par ailleurs au travers de La Comédie Humaine. Sur le carreau de la mine chilienne en revanche, ces traits sont ceux elle d’un vrai-faux sauveur politico-médiatique en mal de reconnaissance populaire dans son pays. Cet homme, ce « Berlusconi chilien » collectionneur de chemises en soie et de chaussures de marque italiennes s’est, dès lendemain de la catastrophe, déclaré prêt à tout pour sauver les 33 mineurs qui, après avoir été à réduits à l’état le plus down d’hommes-taupes, s’apprêtent désormais à courber l’échine sous celui le plus high de héros nationaux ; le drapeau tricolore en guise de cape supernormale, pour faire référence à la conceptualisation de Pierangelo di Vittorio.
Mais bien que vêtu d’une veste rouge de quasi secouriste, le président élu dissimule assez mal la tunique mitée de l’État Providence dont, avec son frère José et tous les Chicago Boys du Chili et des Amériques, il fut et reste un patenté pourfendeur au profit du néolibéralisme ; au profit du profit des élites dirigeantes.
Aujourd’hui, le Chili tout entier pleure de joie et d’émotion” (…) Je me sens plus fier que jamais d’être chilien et d’être président du Chili, je me sens plus fier que jamais de notre peuple et je crois que nous ne pouvions mieux commencer ce mois où nous célébrons le bicentenaire de l’indépendance du pays (…) Ceci reflète ce qu’un pays peut réussir quand il est uni.”, in Le Monde.fr du 13 octobre 2010.
Dans les années 90, l’Occident ayant relevé la tête après les crises pétrolières, aura consommé les restes du Welfare State sur les ruines fumantes du mur de Berlin. Un à un les phalanges et les os, les tissus musculaires et les articulations, c’est bientôt tout le bras gauche de l’État qui sera démantibulé par le lent boa constrictor et réactionnaire des pouvoirs séparés. Malgré les révulsions populaires et les hoquets des opposants, sous l’effet d’un narcoleptique tout ce qu’il y a de plus démocratique, ce n’est rien moins que la République qui, à ses fondations et de toutes parts, prend l’eau. Chaque soir, sur le rebord de notre assiette, nous est servi la viande avariée de la carcasse publica ; feu le Progrès Social sur la table de dissection avec, en fond sonore et coloré, les Nouvelles du monde…

La Providence —seule puissance capable de contrarier celle du Destin— n’est pas stricto sensu de couleur chrétienne, même si la légende débute par une errance ; la recherche d’un abri. Découlant en droite ligne de la manne de Dieux païens, de leur force morale exemplaire la providence pouvait, dans la Rome antique, gagner jusqu’aux meilleurs d’entre les Hommes et les auréoler aussi bien que la gloire des batailles. Parés du divin attribut dans une main, régnants et puissants Romains pouvaient ainsi, de l’autre, prodiguer leur monnaie clientéliste et faire de la République un grossier commerce des corps et des âmes. La monnaie est un rituel d’échange sur l’avenir. C’est une foi partagée dont l’évaluation prolifère en système d’équivalence“, écrit Pascal Guignard. Ces équivalences ont fait long feu, qui telles des galeries de mine se sont écroulées sous les coups de boutoir d’une pulsion politique aussi carnassière que vindicative, dont la crise dite des supprimes n’a fait qu’infliger au monde les premiers stigmates. (En France, singulièrement, on ne peut s’empêcher de croire que les tenants de cette même politique, pris d’une ivresse sans frein ne rêvent à toute force que de pouvoir remonter les arcanes du temps et, tels des chevaux à la charge, éteindre à rebours et sous eux tout ensemble le programme du Conseil National de la Résistance, les avancées du Front populaire et ainsi de fuite jusqu’à juillet 1789, dans une forme démentielle de Restauration permanente et ce, quitte à recoller à la glue la tête de ce pauvre Louis XVI sur son tronc.) Jadis, les rois thaumaturges —d’un seul et même mouvement descendant de leur trône comme de Dieu—, allaient au peuple toucher les écrouelles. Aujourd’hui, nous rechargeons notre Carte Vitale à la pharmacie du coin, tapant du bout des doigts un code aussi vert qu’un éternel printemps. Dans les deux cas, seuls les méritant apparaissent dignes d’être soignés voire, sauvés. Depuis toujours, les criantes injustices ne croissent que sur le squelette d’un destin qui a bon dos. Mais jamais depuis les avancées démocratiques et sociales du XXème siècle, le haut de la pyramide n’aura paru si éloigné de la base de la société. Et de se souvenir, ici, que du fait de ses péchés capitaux, même Philippe 1er de France fut frappé d’anathème par le pape Urbain VII, le privant du droit à la Croisade comme aux pouvoirs thaumaturgiques.
Chevillée à l’âme et par laquelle chacun d’entre nous pense sincèrement qu’il mérite d’être sauvé seule demeure, l’Espérance. Nous lui devons de croire qu’on a toujours le droit d’être épargné du mauvais sort, de tous les aléas de l’existence qu’il s’agisse de maladie, de chômage, de violence ou de disparition. Nous avons, à juste titre, le sentiment plus ou moins fort d’être assis sur un trésor insensé, inexploité et abandonné à savoir : Nous-mêmes ! soit une belle et folle quantité de réalités et de rêves, dont mieux que des toiles de Jacquard nous sommes savamment tissés. Seul le bonheur nous semble toujours dû. La douleur ni la peine, jamais. Ainsi sommes-nous encore et toujours les frères de sang et de sens de ces lépreux et autres pestiférés qui, autrefois, grouillaient en masse à l’ombre sacrée du grand chêne de Saint-Louis. L’Atacama en soi, nous sommes tous dans le désert. Nous sommes tous des mineurs de fond ayant peur de mourir étouffés sous les éboulements de la vie quotidienne, sous les effondrements boursiers successifs, les crises systémiques à répétition et les coups de marteau d’une politique mortifère dont les réformes successives et socialement injustes, nous éloignent des nefs et des rives , tels des tsunamis au ralenti. Depuis le radeau de la Méduse de la vie quotidienne, on voit l’horizon qui s’enfuit à notre approche. Sans plus d’espérance en le secours juste et fiable de l’État, nous ne formons pas plus de peuple qu’un ban de sardines enroulé sur lui-même. Déjà nous ne voyons plus que des groupes et des clans, des réseaux et des individus fermés sur eux-mêmes comme ailleurs rues quartiers et cités, ne pouvant plus partager rien que des images télévisées antipodiques dont la date de péremption est déjà bien entamée. Nous vivons une époque de Damoclès, dont nous sommes tout à la fois les orfèvres et les tyrans. Ne nous manquent plus au cou que ces écrouelles mordorées dont se délectent les vampires… Sur la vase molle et brillante de “l’histoire chilienne” courent les rhizomes, les fantômes et les peurs qui nous hantent. La fin de l’état providence c’est l’équivalent de la mort de Dieu. Ce que nous avons vu, ce que nous avons aimé voir se dérouler et puis finir sur nos écrans, c’est ce qui a disparu. C’est ce qui n’existe plus. Le fantôme d’un autre monde.